Effetto bungee jumping

Ripropongo questo articolo al quale sono tornato per vie traverse… e che potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo.


Quando il lavoro me lo permette mi piace sprofondare nel divano, condizione che implica l’obbligatorietà di avere un contenitore in vetro contenente una sostanza alcolica a meno di trenta centimetri di distanza, un pacchetto di amore-odio sotto forma di Marlboro, il mio fedele pc sul cuscino accanto e la tv accesa a fare da sottofondo.

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Psy: ed è subito caos

Disclaimer (per i non anglofoni: avviso ai lettori): questo testo contiene concetti per nulla natalizi, volgarità, nonsense, pessimismo cosmico, invettive al capitalismo e una malsana dose di conclamata sociopatia. Potrà sembrarvi un trattato di arroganza ma il mio è puro realismo e, si sa, i realisti sono persone con punti di vista spesso scomodi. Leggete a vostro discapito e non lamentatevi, io vi avevo avvisato.

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Emmanuel Carrère – I baffi

Mi piacerebbe fare due chiacchiere con chi mi ha consigliato questo libro eoni fa e che purtroppo ho avuto solo ora il tempo di leggere, per condividere quel senso di “wow!” che mi ha lasciato dopo l’ultimo punto dell’ultima pagina.
Emmanuel Carrère mi era già piaciuto molto con il suo Limonov (arrivato sempre dallo stesso spacciatore) ma I baffi è arrivato al momento giusto e questo gli conferisce un – personale – valore aggiunto.

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L’hai amata vero?_CB

BD ci regala questa perla (errata corrige: mi dicono dalla regia che si tratta di C. Bukowski) che voglio condividere anche con chi non la conosce. Il messaggio rimane lo stesso: leggetela, non ve ne pentirete

“L’hai amata, vero?”

Lui sospirò

“Come posso risponderti? Lei era matta”

Sì passò la mano tra i capelli

Dio se era tutta matta. Ogni giorno era una donna diversa

Una volta intraprendente, l’altra impacciata.

Una volta esuberante, l’altra timida.

Insicura e decisa.

Dolce e arrogante.

Era mille donne lei, ma il profumo era sempre lo stesso

Inconfondible

Era quella la mia unica certezza.

Mi sorrideva […]

L’hai amata vero?_CB

Confesso:

Ho smesso di scrivere. Ho abbandonato penna e tastiera come si abbandona un figlio quando non si regge il peso della responsabilità. Ho voltato le spalle a me stesso perché a volte è la cosa giusta da fare. Basta poi riprendersi. Mettere la freccia, mollare il freno e rimettersi in carreggiata. Voglio tornare ad essere me, la mia versione migliore, la maschera sagomata meglio. Questa volta non andrò a capo, perché è proseguimento, estensione, conseguenza naturale. Dovrò essere compatto, quadrato, magari spigoloso. Ci saranno vertici pungenti e facce lisce, grigiume e colori e luci e ombre. Ci metterò tutto. Di nuovo.

J

Il Pensator Cortese

Ciao a tutti,
io sono Giorgio ma per la maggior parte di voi sono il Pensator Cortese. Con le maiuscole, sì, come fossero nome e cognome.
Se state leggendo queste righe significa una cosa semplice: significa che non ho mantenuto una promessa e di questo un po’ sono dispiaciuto. E via con il post-fiume ma vi avviso, sarà una lettura lunga come il lockdown e pesante come un sermone di Pasqua.

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E poi un bel giorno…

…ti svegli, ti vesti ed esci a portare a passeggio il tuo solito fantastiliardo di pensieri per la testa. Imbocchi la strada che percorri quasi meccanicamente ogni mattina da anni ma, ohibò! Hanno chiuso il passaggio! E allora rimani stordito, anche se poi rinsavisci e ricordi che gli avvisi erano esposti già da un po’.
Zuccone che sei, dove hai la testa?

E adesso? Io sono “un abitudinario di caratura imbarazzante” (mi si perdoni l’autocitazione).
E… e adesso cosa faccio? Dove vado?

Passo da stordito a inebetito.
Mi piaceva portare lì le mie paturnie a fare amicizia con le loro simili.
Hm“. Solo questo mi riesce di formulare. “Hm“.
Fantastiliardo più uno.

Pensieri!? Oggi si torna a casa, da bravi, domani usciremo ancora…

“Io sono colei che mi si crede”

A te che usi Bellezza come arma di seduzione

E mai come cartellino del prezzo

Tu, che cerchi sostegno con gli occhi

Ma nel mentre ti prendi in braccio da sola

Che conosci rabbia e dignità, illusione e stanchezza, forza e tenacia

Alle tue mani, che da sempre coltivano il seme della speranza

Ai tuoi sogni di giustizia e amore

Bagnati da una sottile pioggia di compassione

Ai tuoi seni che sono estasi per l’amante

Riparo per l’amato

Conforto per il bambino

Alla tua sfacciata impertinenza nel rimanere nuda nel pianto

Oppure ancora, vestita di un elegante sorriso coraggioso

A tutto questo, che io chiamo Donna

Dono un rispettoso silenzio, denso

Di ammirazione e riguardo.

Comincia tutto con un piccolo segreto

Comincia tutto con un piccolo segreto. Al quale se ne aggiunge un altro. E poi un altro ancora.
I segreti, si sa, devono rimanere nascosti, e allora scavano una tana. Sempre più grande, sempre più profonda.
Un giorno ci si accorge che questi segreti sono diventati un gregge di pecore ruminanti. Vivi. Ogni giorno più numerosi. Si strofinano l’uno contro l’altro e si riparano a vicenda dalle intemperie, ben attenti a non uscire dal loro recinto invisibile. Ma clandestinamente cospirano. Tramano.
Sognano di tornare in superficie, liberi di pascolare alla luce del sole. Servirebbe soltanto un invito, una piccola mulattiera che ne favorisca la risalita.
Quella strada ha un nome: si chiama fiducia.

Il millepiedi e il rospo

C’era una volta un millepiedi che era bravissimo a ballare con tutti i suoi mille piedi. Quando danzava, gli animali si radunavano nel bosco per ammirarlo e tutti erano molto impressionati dalla sua abilità. Ma c’era anche un animale cui non piaceva che il millepiedi ballasse. Era un rospo.

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