In evidenza

Dentro uno sguardo

Della notte amo il silenzio
Degli stolti la serenità

Al vento invidio la noncuranza
Alle nuvole la mancanza di radici

Agli innamorati ruberei il coraggio
Agli arroganti la fortuna sfacciata

Dei folli prenderò il futuro
Dai sognatori le idee

Ai saggi farei domande
Al tuo corpo l’amore

Del giudizio odio il sibilo
Dell’assenza il frastuono

Ai pagliacci toglierei il trucco
E il naso rosso e il sorriso dipinto
Dei loro occhi nudi farei un ritratto
Delle loro anime immortalerei il momento

J

Il treno delle conseguenze

Discutendo con una persona -rigorosamente al telefono, come Decreto vuole- ho rispolverato l’idea che a qualcuno, forse, sfugge ancora la differenza tra perdonare e dimenticare.

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Musica che ispira

Non si può più restare
Con la testa per aria
Perché subito arriva Cupido con l’arco
E ti scocca una freccia incendiaria

Fiamme di un rosso acceso
Tra i tizzoni roventi
Bruciano come tanti pezzetti
Di frasi rimaste incastrate tra i denti

Storie dimenticate
Sul fondo di un cassetto
Ma passato il momento di rabbia
Si svestono nude cambiando di aspetto

Sogno come un bambino
Con il suo aquilone
Che vuol fare volare perché lui
Si annoia davanti alla televisione

Seminare peccato
Per raccoglierne i frutti
In attesa che piova ragione
O di un meteorite che liberi tutti

Diamo troppa importanza
A una nota stonata
All’interno di un grande spartito
E così si rovina una bella giornata

Sotto il sole di Agosto
La città come un forno
Mi ricorda le estati passate arrostendo
Per ore con te di contorno

Con le altre portate
Su una tavola piatta
Senza renderci nemmeno conto
In un attimo siamo arrivati alla frutta

J

Murakami Haruki

Mi sono promesso più volte che avrei scritto un articolo su Murakami Haruki e, dopo tanto tempo, eccomi qui.
Perché proprio Murakami e non un altro autore? Perché nei suoi libri c’è realtà tangibile, gente che soffre, che prova sentimenti, che viene delusa. Non solo belle storie a lieto fine, c’è tutta l’inquietudine di questo mondo in un contrasto fortissimo con la pace che sembra emanare lo sfondo -quasi sempre- giapponese delle sue sceneggiature.
I suoi personaggi viaggiano, si confrontano con il mondo e lo osservano attentamente. Nel loro mondo vivono, tanto che potrebbero essere i nostri vicini di casa, potremmo addirittura essere noi. Io mi rivedo in alcuni dei suoi personaggi, anche in quelli un po’ mistici e solitamente più difficili da digerire per chi legge. Sì, alcune caratterizzazioni oscillano tra misticismo e aulicità, hanno un impatto molto forte sulle storie e per questo motivo tendono a forzare la scelta tra amore e odio.

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Un pallone

Quando non so a che santo votarmi oppure ho appena finito di nominarli tutti, significa che è il momento giusto per lasciar parlare la musica.
Questa sera tocca ad uno dei miei cantautori italiani preferiti: potessi rubargli una caratteristica, mi riempirei le tasche della fluidità dei suoi testi.

Samuele Bersani – Un pallone

Un pallone rubato
E’ dovuto passare
Dalla noia di un prato all’inglese
A un asfalto che fu Garibaldi a donare
Dalle scarpe di Messi
Alle scarpe ignoranti
A una rabbia calciata di punta che lo
Fa volare più in alto dei santi
Un pallone bloccato
Fra gli uccelli su un tetto
Finge di essere un uovo malato
In attesa soltanto di un colpo di becco
Per poter scivolare
E cadere dal bordo
Basterebbe una semplice pioggia però
Anche il cielo deve esser d’accordo

Ci vuole molto coraggio a rotolare giù
In un contesto vigliacco che non si muove più
E a mantenere la calma adesso
Per non sentirsi un pallone perso
Ci vuole molto coraggio a ricercare la
Felicità in un miraggio che presto svanirà
E a mantenere la calma adesso
Per non sentirsi un pallone perso

Un pallone scappato
Sa rubare la scena
Alle ruote dei camion che in mezzo alla strada
Per caso lo sfiorano appena
Quando gli manca un metro
A una lunga discesa
Una scheggia di vetro lo ferma perché
E’ contraria alla libera impresa
Un pallone bucato
Non è più di nessuno
Anzi viene scansato da tutti i bambini
E lasciato a ingiallire nel fumo
Dei rifiuti bruciati
Sotto ai fuochi di agosto
Come se fosse giusto un destino così
Arrivando alla fine di un corso

Ci vuole molto coraggio a rotolare giù
In un contesto vigliacco che non si muove più
E a mantenere la calma adesso
Per non sentirsi un pallone perso
Ci vuole molto coraggio a rimanere qui
In un ambiente malato in cui è sempre Lunedì
E a mantenere la calma adesso
Per non sentirsi un pallone perso

Ci vuole molto coraggio a rotolare giù
In un contesto vigliacco che non si muove più
E a mantenere la calma adesso
Per non sentirsi un pallone perso
Ci vuole molto coraggio a ricercare la
Felicità in un miraggio che presto svanirà
E a mantenere la calma adesso
Per non sentirsi un pallone perso

La Zingara

Voce sommessa scure nubi dirada

Sferza come tempesta impetuosa

Ristora come fragile rugiada

Si veste di ombre e presenza sinuosa

 

Orgoglio non mendica, chiede solamente

Cura e attenzione a buon mercato

Zingara dallo sguardo ardente

Che legge le linee del cuore travagliato

 

Ne fa segreto e riprende il cammino

Portando con sé il mio presente destino

J

Dell’ipocrisia e dei pensieri notturni

Sottotitolo: Me, Myself and I.

I pensieri prima di addormentarsi, le domande esistenziali che ti prendono a calci la mente giusto un attimo prima che timbri il cartellino e vada a riposare:

Possibile che altri vedano in me cose che io non riconosco? E questo è più un piacevole riconoscimento oppure più frustrante perché dovrei arrivarci da solo? Chissà, forse con il passare degli anni ho soltanto imparato a vendermi meglio, ormai conosco bene il prodotto, so quali sono i punti di forza da esaltare e quali i difetti da nascondere. Piaccia o no, lo si ammetta o meno, oggi la vita sta diventando una enorme questione di marketing.

Non suona un po’ ipocrita tutto questo? Forse sì ma, d’altronde, chi può permettersi di dichiararsi completamente immacolato al cospetto di Sua Maestà l’Ipocrisia? Sarebbe da ipocriti.
“Colui che è senza peccato, scagli la prima pietra”, scrisse un uomo saggio.
Dalla quantità di pietre che piovono in strada, direi che di puri e virtuosi dev’essere pieno il mondo…

Così il giorno finisce. Domande improbabili a cui seguono risposte sconclusionate a cui seguono altre domande improbabili, tra voli pindarici e filosofia spiccia, fin quando il dialogo perde sostanza e si fa sempre meno chiaro, le parole si confondono e la mente riesce a timbrare il cartellino di uscita.

J

Alba di primavera

L’aria gelida sferza la faccia scagliando con forza piccole lame sulle mie guance, unica parte indifesa e scoperta del mio outfit da ‘omino Michelin’
Salgo in macchina e il termometro dice -1.5°, il lunotto posteriore è ghiacciato e così i finestrini. Accendo il riscaldamento e per un paio di minuti rimango a guardare le lepri ciccione che si inseguono nel parcheggio, prima di scomparire nel campo adiacente.

Si torna a casa, penso proprio di essermi meritato qualche ora di sonno… poi, a pochi metri dal traguardo, l’abbraccio più bello di questi ultimi giorni, quello del sole che pigramente si alza per andare al lavoro.

Che sia una buona giornata per tutti.

J