Sei…

Sei come un pianeta su cui non avevi considerato di fermarti, ma poi passi di lì e pensi: va beh, senti, scendo un secondo…
E scopri che è cosi accogliente e divertente e lontano da quello da cui sei partito che quasi quasi ci rimani ancora un attimo.
Solo che non hai preso la guida e non hai un itinerario, non hai proprio idea di cosa vedere e quanto stare e sbagli strada in continuazione, sperando che non ti tolgano il visto anche se davvero non riesci a compilare il modulo d’ingresso.
E poi ti dicono “dai smettila, siediti, puoi stare…”

Umane vicissitudini

Essere irriconoscenti è scritto nel DNA umano, nulla cambierà questa mia convinzione. Anche l’imperfezione ha la sua accezione positiva, è ciò che ricorda all’uomo (o dovrebbe farlo) che quello di imitare Dio è solo un passatempo per bambini.

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Regali

Sono fatto così, stupido e idealista, mi piace ricevere in regalo oggetti che raccontino storie, viaggi, amori, gioie, idee.
Giusto ora ho davanti ai miei occhi un piccolo cadeau -a cui tengo molto- che contiene tutto questo e molto di più: mi ha parlato del passato, mi ha accompagnato per le strade di mille città e mi ha fatto conoscere uomini e donne dalle vite più disparate. Ha scandito il tempo impiegato per districare alcune trame e ogni volta abbiamo ricominciato la nostra storia daccapo, sempre con la stessa curiosità.

Sono un ingenuo romantico, mi faccio comprare con poco. Questa volta è bastato un segnalibro.

J

Il poeta incosciente

Un artista che ho conosciuto in età adulta, o così la definisce chi come me comincia a non vedere più di buon occhio lo scorrere del tempo, ma che ha lasciato il segno con la sua semplicità e il suo essere profondo quasi senza accorgersene. Un poeta incosciente, una trottola che ha trovato sul suo cammino un ostacolo imprevisto che l’ha fatta cadere e non si è più rialzata.

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Errori di gioventù

O meglio, tentativi di gioventù.
Quando un mixer a 8 tracce -di cui ne funzionavano al massimo la metà-, una chitarra scordata, un batterista aritmico e un cantante stonato credevano di poter spaccare il mondo. E mi sono addirittura dimenticato del bassista, tanto era fondamentale.
Il bello di quel momento era proprio vivere il sogno, che sapevamo benissimo non si sarebbe mai realizzato.

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Aggiornamento disponibile

È un periodo strano, questo. Mi sento come se l’applicazione “vivere” fosse tornata ad assorbire tutte le mie energie, eppure ho verificato e sembra che l’antivirus abbia funzionato perfettamente. Forse è un problema di batteria, in effetti comincia ad essere un po’ vecchia e logora ma non ancora da buttare.

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Torno subito!

Mi perdo di nuovo in copioni di film, girati in nuvole di fumo che svaniscono al primo sospiro.
Quando si nasce sognatori non esiste cura né vaccino che possa debellare il virus, non importa l’età, il sesso, non importa dove ci si trovi o in quale situazione, quando la mente decide che è ora del decollo non resta che mettersi comodi e godersi il volo.

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Tutto brucia

Non chiamarmi con il mio nome

Non sopporterei di sentirne l’eco ribattere tra le pareti

E ancora no, non voglio la tua compassione

Sarebbe come offrire cibo ad un uomo assetato

Soffia il tuo vento su di un incendio

Mentre rimango a guardare la mia casa bruciare

E con lei ora volano come corvi neri

Sopra un fuoco che non scalda

Pezzi di fotografie che avevo scattato di nascosto

Rubando una copia contraffatta della tua anima

È il momento di destarsi

E tutto sarà scomparso

J

Leggendo leggendo…

…si scoprono tante cose interessanti, per esempio qualche anno fa ho colmato in piccola parte la mia ignoranza sul mondo del jazz scoprendo Bill Evans e la sua Waltz for Debby. E ho scoperto che mi piace tanto. Ma tanto eh.
Una volta mi è stato detto che “sulle cose condivise siedono gli angeli”, o qualcosa di simile, e allora perché non condividere questo stupendo pezzo?

Ah, giusto, nel caso foste curiosi, non poteva che essere Murakami il divulgatore di questo album, lo trovate in buona compagnia di altri titoli all’interno di Norwegian wood.

J

Bill Evans – Waltz for Debby

Vocabolario 2.0

Come ben sapranno gli sventurati e le sventurate che mi seguono da più tempo, l’insonnia è il mio miglior pregio (al secondo posto viene la capacità di imitare i rumori dei giochi per neonati, ma non sono qui per vantarmi…) e quando non dormo generalmente assemblo elucubrazioni prive di ogni senso.
Quest’oggi (orsù!) ho pensato a qualche lemma da rinverdire e proporre al signor Mario Treccani -quello del dizionario per intenderci- per rimanere al passo con i tempi. Cambiano le abitudini e con loro cambiano anche le accezioni che vengono assegnate a certe parole… e un pignolo tifoso della magnifica lingua italica volete che si esima dal portare il proprio contributo alla causa? Come sarebbe “sì”? Va beh, io lo faccio ugualmente, tiè! Continua a leggere “Vocabolario 2.0”

Self care

Bisogna prendersi cura di sé stessi. Nessuna scoperta eclatante, lo so, ma… quante volte lo facciamo davvero?
In realtà basta poco, basta uscire dall’ufficio e invece di rinchiudersi in casa, buttarsi al bancone del pub per una rossa ristoratrice. Oppure cambiarsi di abito, infilare le scarpe da running e farsi una sgambata al parco. Basta dedicarsi del tempo – e di quello ne abbiamo tutti, finchè dura – ma di qualità.

Ah, nel caso siate sportivi tanto quanto me e abbiate optato per la rossa rigenerante, consiglio questo come sottofondo.
Take care of yourself.

J

Aron Burton – Past, Present & Future

L’uomo della pioggia

Rifletto. No, non la luce, intendo dire che il silenzio in cui mi trovo mi fa pensare. Succede spesso da quando vivo solo, ultimamente ancora più spesso. La TV è sempre più frequentemente spenta, sto cercando di evitare ogni discussione sul tema che ha mantenuto viva l’informazione negli ultimi quattro mesi, mi mette la nausea. E allora penso, rimugino, analizzo me e chi mi sta intorno, ma soprattutto vaneggio, farnetico e deliro.

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Tracce

Ogni volta che sentirai il mio nome

E ogni volta che sentirai quella canzone

Quando aprirai quella bottiglia di vino

Oppure quando vedrai quel libro sullo scaffale

Ogni volta che indosserai la maglietta verde

E la contaminerai con quel profumo che non ti si addice

E quando sognerai di scappare da tutto

Io sarò di nuovo lì con te

Per ricordarti che una volta è stato possibile

J

Graffi

Rimane il graffio

Di un gatto che cade dal tavolo

E cerca un appiglio a cui aggrapparsi

Riuscite ad immaginarlo?

Io sì. È successo.

C’è sempre un lato comico

Basta volerlo vedere

E mentre il felino si allontana

Miagolando lamentele

Rimango a guardare il vermiglio

Farsi rosa

Nulla che la luna di questa sera

Non possa curare

J

Manutenzione necessaria

Ho un problema allo spinterogeno.
No, brutti sporcaccioni malpensanti, vi vedo che sogghignate ma non è quello che pensate.

Wikipedia dixit:

Lo spinterogeno è un dispositivo elettromeccanico atto a generare la scintilla per l’accensione della carica all’interno delle camere di scoppio del motore […]

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Darsi un tono

Parlano di sesta, a volte di settima:
è una maggiorata!” dicono alcuni, “è tonica!” dicono altri. Chissà com’è, alla fine, quelle che tengono i toni bassi attraggono l’attenzione più di altre che si credono fondamentali.
Sono minori, forse meno sostenute, ma nei momenti più fragili accompagnano alla perfezione.
Chi le conosce le mantiene sospese, ed esse si lasciano trasportare in lungo e in largo, senza porre resistenza.
Siano diminuiti o aumentati vi sia chiaro che -per causa di forza, maggiore- si parla pur sempre di note e di accordi.

J