Scontri ravvicinati del III tipo

Solo la notte può regalarti certe scene, mi piace pensare che questo sia stato un piccolo ringraziamento da parte sua per tutto l’amore che provo per lei.

Ore 22.00            Bevuti caffè, amaro e un giro di rinforzo per essere sicuri di ottenere una corretta digestione, all’uscita del ristorante una coppia di amici mi invita a festeggiare l’inizio delle -non mie- ferie a casa loro. Dovrei rifiutare? Sarebbe maleducazione.

Ore 22.30            Facendo più rumore della banda d’Affori (per i più giovani, rif. Google) saliamo le scale del complesso a due piani, svegliando ogni forma di vita nel raggio di 200 metri.

Ore 22.35            Mentre ci mettiamo comodi in salotto, il padrone di casa mi elenca la sua personale cantina di amari, grappe, digestivi, whisky, benzine e composti chimici di dubbia provenienza.

Ore 22.45            Terminata la lunga lista con spiegazioni e storia di ogni bottiglia che Giorgio Mastrota levati, non ricordo più nessuno dei nomi e opto per l’ultimo dell’elenco. Penso fosse petrolio raffinato (male) proveniente dal Myanmar.

Ore 23.30            Il tasso alcolemico raggiunge vette elevatissime, facendo di noi una piccola setta esperta di sport, filosofia, politica, global economy e ricette dello Sri Lanka.

Ore 00.00            Primo tentativo di abbandonare la nave, palesemente in balìa dello tsunami alcolico:

– “Beh, s’è fatta una certa… io avrei anche un’ora di strada per tornare a casa… quasi quasi…”
– “Ma nooooo dove vai? Al massimo ti fermi qui per la notte, apriamo il divano letto!”
– “Grazie ma… ho i fiori da bagnare, poi la mia vicina si preoccupa se non mi sente tornare prima delle 3… e poi domani mi devo svegliare presto”. Sì, come no, bella scusa. È dal ‘91 che non mi sveglio presto.
– “Allora facciamo un ultimo giro e poi ti lasciamo andare”
– “Ok. L’ultimo eh?!”

Ore 01.00            Approfitto di un colpo di sonno dei miei carcerieri, lascio un biglietto con scritto “La vostra ospitalità è seconda solo ai rapitori sardi” e di soppiatto mi avvio verso la mia auto con in corpo più alcol di Bud Spencer dopo la gara di birra e salsicce

Ore 01.01            Il diluvio universale mi coglie leggermente impreparato nella mia camicina bianca con pantalone corto abbinato stile ‘Rimini Rimini – 1987’, salgo in auto che sembro la bambina di The ring ma con la bestemmia facile.

Ore 01.40            Ho maturato abbastanza esperienza per poter ricevere la patente nautica, le frecce non lampeggiano più a destra e sinistra ma a tribordo e babordo. Capitan Findus chi?!?

Ore 01.50            La meta si avvicina e le preghiere di sette religioni diverse con rispettivi Dei al seguito mi stanno portando sicuro verso il letto, tenendo lontana qualsiasi forma di lampeggiante, dai Carabinieri al giallo dei semafori MA proprio nel momento in cui inizio a rilassarmi eccole… in fondo al rettilineo vedo le famigerate, temibili e terribili 4 FRECCE.
Ora, secondo voi Noè si sarebbe fermato a dare assistenza ad un’altra arca nel bel mezzo del diluvio?
Se fosse stato gonfio di polifenoli come il sottoscritto, si sarebbe giusto accostato un attimo, abbassando il finestrino il minimo sindacale (pioveva di brutto!) per far passare le onde sonore vibrate dalle corde vocali e avrebbe chiesto:

– “Avete bisogno?”
L’uomo alla guida del SUV abbassa il suo finestrino e mi risponde:
– “La mia amica è finita fuori strada e non riusciamo a tirare fuori la macchina”
Guardo oltre il sedile del guidatore, la mia vista annebbiata non scorge nessuna auto oltre la banchina ma vado in fiducia, vedo però seduta sul sedile del passeggero una giovane donna in lacrime, visibilmente scossa dall’incidente. Poi il guidatore continua:
– “Non possiamo chiamare i soccorsi… sai… la mia ragazza (non era la sua amica?) ha bevuto un pochino e vorremmo evitare conseguenze. Non avresti il numero di un carro attrezzi?”
Mi chiudo la mandibola con la mano e virtualmente mi do un pizzicotto per capire se tutto questo stia succedendo davvero. Parcheggio davanti al SUV con le mie 4 FRECCE, per un totale di 8 FRECCE e mi metto a frugare nel portaoggetti. Niente. Provo tra i sedicimila bigliettini plastificati del portafoglio, alcuni sono inspiegabilmente rotti a metà, trovo numeri di qualsiasi attività compresa una friggitoria di Viareggio ma del carro attrezzi nemmeno l’ombra. In quel momento vedo una NONA FRECCIA accendersi ma prima di imprecare mi accorgo che si tratta della lampadina sfarfallante di un’idea!
Internet! Perché non ci ho pensato prima? Ah, giusto, perché pratico alcolismo agonistico.
Ovviamente l’ingrato compito di chiamare spetta a me, dato che alla domanda “sapresti spiegargli dove ci troviamo?” il simpatico e fradicio omino mi risponde “ah no, non sono di qui io”. Ovvio.

Chiamata al servizio H24 n°1: “Pronto? Abbiamo un problema (avrei voluto esordire con ‘Houston?’ ma non so quanto avrebbero riso gli astanti), c’è un’auto nel ca…”
– “Mi spiace ma adesso non usciamo”
– “E allora perché ca… ok, buona notte”

Chiamata al servizio H24 n°2: “Pronto? Abbiamo un problema (sì, avevo trovato la mia comfort zone) c’è un’auto nel ca…”
– “Eh ma noi siamo lontani…”
– “Ma se non le ho nemmeno detto dove siamo!!!”
– “Voi dove siete?”
– “Siamo sulla strada che porta da… Fargiasso a Calindri”
– “Ecco, visto? Noi siamo a Marrapone, non facciamo interventi così lontUTUTUTUTUTU…” Fun cool.

Nel frattempo, il signore disperato che era alla guida dell’auto ferma sul ciglio della strada si avvicina al mio finestrino e mi chiede con fare affranto: “tu sei fidanzato?”
Che fa? Ci prova? “Al momento no e me ne guardo bene!”
“Bravo, fai bene. Specialmente se hai una moglie che ti aspetta a casa”
Le donne che hanno provato le gioie, ma anche i dolori, della maternità capiranno. Ho avuto un’esplosione ormonale e di sensazioni tutta contenuta in 10 microsecondi, nei quali ho prima riso tantissimo e immediatamente dopo avrei pianto come uno spettatore di ‘C’è posta per te’ in solidarietà alla situazione di merda (si può dire ‘situazione’?) nel quale si era cacciato questo poveraccio.

Dopo questa non ho resistito, verificato di persona che la Dama Bianca non avesse bisogno di cure ospedaliere ho lasciato al malcapitato l’ultimo numero trovato sulle pagine gialle e mi sono congedato:
– “Scusatemi ma ora devo andare. Ho i fiori da bagnare, poi la mia vicina si preoccupa se non mi sente tornare prima delle 3… e poi domani mi devo svegliare presto”
– “Grazie mille per esserti fermato, non so davvero come sdebitarmi”
– “Cercate di arrivare a casa sani e salvi entrambi, mi basta questo. E magari avvisa tua moglie che farai tardi”

Ore 02.40            Home Sweat Home. No, non è un errore, l’ho scritto di proposito perché questo ritorno me lo sono sudato fino all’ultima goccia. Devo lasciare traccia di tutto questo, altrimenti domani al risveglio mi chiederò se sia successo davvero.

Ore 05.00            Salva. Pubblica.

J

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20 pensieri riguardo “Scontri ravvicinati del III tipo

    1. Hai ragione, bisogna fare attenzione ma quando ne ho avuto bisogno sono stato aiutato a mia volta, mi sentivo un po’ in debito.
      Certo di brutte persone ce ne sono parecchie…

      Piace a 1 persona

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