Accettalo, cambialo oppure lascialo

Guardo avanti e non vedo nulla, avanzo in una fitta nebbia che mi nasconde le insidie della strada che percorro per inerzia ma allo stesso tempo cela la mia figura dall’incontro con le paure.
Ho imparato presto a cavarmela da solo, a non aver bisogno di nessuno, ad accettare l’abbandono in entrambe le sue forme attiva e passiva.
È piacevole? No, per niente. Non mi strapperò comunque le vesti, non perderò il sonno perché le cose non vanno come vorrei, è tempo di ridurre le opzioni per fare scelte più orientate al mio benessere: accettalo, cambialo oppure lascialo. Lo so, fa molto Baci Perugina.
Anyway, vietato piangersi addosso, abolito lo scarico di responsabilità.

Accettalo
Chiunque entri nella mia vita non se ne troverà mai segregato all’interno, la porta è girevole e spesso le persone fanno capolino per poi, soddisfatta la loro curiosità, uscire senza lasciare nemmeno un’impronta al suolo. Non vedranno mai cosa si trova dietro l’ingresso ma questo non mi turba, come e quanto interessarsi ad una persona è rimasta l’unica giustizia sommaria che possiamo permetterci. “W la libertà”, canterebbe il Lorenzone nazionale.
Fare lo sforzo di accettare per quello che è, ciò che in realtà mi disturba (nel mio caso le persone), è un passo importante che mi porta sempre più lontano dallo stress e da quella forma recidiva di mal di vivere che nei periodi più difficili torna a farsi vivo, come Michael Bublé durante il periodo natalizio.
“Love all, trust a few, do wrong to none” -ama tutti, fidati di pochi, non far male a nessuno- diceva Shakespeare, e io cerco per quanto mi sia possibile di prendere questo suggerimento alla lettera.

Cambialo
Il cambiamento è il passo che più istintivamente faccio seguire alla mancata accettazione, per quanto i cambiamenti mi abbiano sempre terrorizzato. Nonostante il massimo impegno profuso, non di rado fatico ad accettare situazioni e/o persone e/o stati d’animo e allora cerco di fare qualcosa per correggere il tiro.
Cambiare richiede necessariamente due ingredienti fondamentali: voglia e coraggio.
Voglia, perché bisogna crederci davvero se si vuole modificare un’abitudine o una situazione magari consolidata. A questo sarebbe preferibile aggiungere anche entusiasmo e incoscienza Q.B., certo la ricetta non è comunque completa ma senza questi componenti tutto risulterebbe molto più difficile.
Coraggio, perché a prescindere dalla predisposizione ai salti nel buio, il cambiamento ci catapulta  solitamente in qualcosa di sconosciuto e -lo si ammetta o meno- la paura arriva più o meno pesantemente a bussare alla porta di chiunque. Se non ti piace, quindi, inizia un processo di cambiamento. Oppure…

Lascialo
…e qui si entra in un campo minato che le pianure irachene a confronto sembrano Disneyland.
Se cambiare può risultare difficile, per le più disparate cause lasciare andare si rivela spesso uno scoglio ancora più arduo da affrontare, ma ho imparato che in alcuni casi è l’unico modo di mettere ordine alla propria vita. Per quanto mi riguarda è l’ultima spiaggia, la soluzione di scorta quando le prime due falliscono.
Non mi piace e mi risulta sempre molto difficile lasciare andare, che si tratti di persone, oggetti, momenti particolari della mia vita… sono legato a tutte queste cose, perché nel bene e nel male hanno contribuito a costruire ciò che sono oggi. Nel bene e nel male.
Nonostante ciò accetto che lasciare, nel momento in cui la difficoltà non può essere affrontata in altro modo, possa essere perfettamente candidabile come scelta giusta, comprendo anche (e forse in fondo invidio) chi non si fa cruccio di ciò che si lascia alle spalle, conscio forse che da un momento di crisi può nascere un’opportunità.

Accettalo, cambialo oppure lascialo. Essendo incapace -e ci ho provato con tutte le mie forze!- di rimanere indifferente, sulla mia ruota della fortuna sono rimaste solo queste tre opzioni.

J

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11 pensieri riguardo “Accettalo, cambialo oppure lascialo

  1. Grazie per il bel commento, sono convinto che ogni persona abbia un livello di coraggio proprio, sotto questo punto di vista io sono un po’ latitante ma condivido il tuo discorso sul mettersi in gioco. Ciao!

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  2. Mi piace molto questo tuo scritto e pur avendo dato già alcuni giorni fa un’occhiata veloce, ho preferito leggerlo con calma. Come hai detto giustamente non possiamo fidarci di tutti anche se il Lorenzone nazionale (come lo hai apostrafato tu facendomi sorridere) canta MI FIDO DI TE – sottotitolo: cosa sei disposto a perdere?
    Non so a volte mi piace mettermi in gioco quando sento che con l’altro ne vale la pena. Posso essere anche ferita ma credo faccia parte della Vita, cioè che sia il risvolto della medaglia. Chiaramente quando ogni cosa porta una ferita profonda, un mancato rispetto della mia persona non posso che lasciare e cambiare chiaramente, andare avanti, proseguire il cammino. Ciao.

    Piace a 1 persona

  3. Tre parole davvero importanti e determinanti a cui hai dato un peso e un senso. Accettare con i sensi in allerta, Cambiare per non esserne parte passiva e Lasciare quando è giusto che sia. Per te. Perché in primis vieni tu e la tua serenità. 😊

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    1. L’egoismo proprio non fa parte della mia personalità, però mi sono trovato troppe volte con le spalle al muro ed ho dovuto trovare la forza di fare male prima che ne venisse fatto a me, pur soffrendone comunque.
      Non so dare un nome a questa evoluzione, per convenzione lo chiamerò istinto di sopravvivenza.
      Il dubbio amletico che mi accompagnerà sempre è se rispondere alle negatività della vita con lo stesso taglio, porti a qualcosa…

      Piace a 1 persona

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