The show

Questo è un breve pensiero che scrissi tempo fa, mi ci sono imbattuto recentemente per scoprire che nonostante un lungo giro in tondo e tante peripezie, mi ritrovo esattamente nello stesso punto.
É solo uno spunto personale ma forse condivisibile, l’esperienza -grottesco eufemismo per non chiamare in causa l’età che avanza- mi ha fatto riflettere sul fatto che l’entusiasmo può oscillare tra picchi e abissi, il percorso che affrontiamo può variare da piatto e noioso a impegnativo e tortuoso, in tutto ciò però serve una costante, la voglia di cercare un motivo per uscire dal proprio guscio e sfidare questo mondo che sì, a volte fa schifo, ma altre volte ci regala invece momenti di godimento assoluto.

°°°

Domenica mattina. Letto. Apro gli occhi e sono talmente rincoglionito che fatico a riconoscere la casa. Senza pormi troppe domande superflue capisco che non è la mia, ecco spiegato il motivo per cui non la riconosco. Voglia di alzarsi dal letto: zero. È tempo di riflessioni sui massimi sistemi.

Faccio mente locale e cerco di ricomporre i pezzi di una serata che sento di dover ricordare, in testa ho la sensazione che qualcosa di importante sia successo ma non riesco a diradare la nebbia intracranica.
Mentre penso “Con calma J, prenditi tutto il tempo che ti serve, tanto hai già deciso che oggi sei TU la persona più importante da assecondare”, qualche immagine incomincia a fare capolino tra i ricordi offuscati: ero all’interno del locale, sopra il palchetto stretto e cigolante, con i miei fedeli compagni di avventura: il nomade, l’orso e il cinico. Come in un film western degli anni ’60.
Avevo appena sistemato in coda i file necessari, un sorso di birra per schiarirmi la voce e allentare anche le ultime tracce di tensione, cuffie sulle orecchie, ci siamo quasi.
Il tempo in quei frangenti sembra correre al doppio della velocità, ci sono così tante cose da fare e tempi da gestire e dettagli da incastrare, in pratica per un perfezionista ossessivo-compulsivo come il sottoscritto, ogni volta è come correre i cento metri sui carboni ardenti. Devi fare presto ma le condizioni sono pessime.

Ancora un ultimo aggiustamento casuale sul mixer a tutte quelle rotelle colorate, le ultime maledizioni a chi le ha toccate prima di me, scaletta in bella vista, luce di servizio accesa, le ultime preghiere perché tutto fili liscio… questa è una serata importante, di quelle che non sai se ricapiteranno.
La gente comincia ad affollare il locale: entrano, ti guardano, alcuni con aria quasi di ammirazione, altri invece ti osservano come si guardano le scimmie allo zoo e si siedono al loro tavolo.
Essere al centro dell’attenzione generalmente amplifica in maniera esponenziale due sentimenti: la paura, quella che ti svuota completamente dei pensieri e della tua sicurezza, che inspiegabilmente prende il controllo del tuo corpo e ti blocca tutti i muscoli. Oppure l’esaltazione, quel senso di detenzione del potere, un effetto molto più forte e che crea molta più dipendenza della droga.
Io, per non farmi mancare nulla, subisco entrambi, scatenando in me quello che si chiama effetto rollercoaster, un saliscendi di emozioni che riesco a ripercorrere solamente in differita, quando il tasso di adrenalina mi concede una tregua.

Ma non è più il momento di distrarsi, resta solo lo spazio per uno sguardo d’intesa con i miei compagni, mani pronte sui volumi, si va in scena.

“Ragazzi, pronti? 5..4..3..”
Silenzio…
On air.
Eccolo. Quel piccolo e fugace secondo in cui la tensione non vede l’ora di esplodere e tutti trattengono il fiato, prima di liberarsi nel più rumoroso benvenuto possibile, quel secondo da solo varrebbe ogni sforzo ed ogni sacrificio che dedico a questa passione. Ma ora è cominciata la festa, benvenuti al ‘live radio rock show’ più irriverente che possiate immaginare.
Qui è dove ho capito che volevo comunicare qualcosa, questo è il posto dove sto davvero bene: dietro ad un microfono, a fianco dei miei amici, davanti ad una birra.
Questa è la mia atipica comfort zone, che è allo stesso tempo rifugio e costante salto nel buio.

J

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4 pensieri riguardo “The show

  1. Il mondo fa schifo e, a volte, è più bello di quanto uno possa immaginare. Anche per brevi attimi. La costante è l’onestà verso se stessi e, non di meno, nei confronti di chi incontriamo sul nostro cammino. Non tutto, non sempre, è uno show

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      1. Quello che ho scritto è pura utopia, ma crederci non fa male. Non sempre. Al di là di tutto, ben vengano le comfort zone personali dove, per poco o per tanto, si riesce a stare bene davvero.
        Grazie per la gentile concessione 😊

        Piace a 2 people

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