Marzo… ma poi mi risiedo sempre

E così è finita, finita anche questa settimana. Sì, lo so che ci sono ancora venerdì e sabato ma per me finisce qui, con la Fantozziana scena del badge passato svogliatamente sul lettore alle 6.13 della prima mattina di Marzo, che profuma già di primavera.

“Morning comes too early and night time falls too late

And sometimes all I want to do is wait…”

Queste cinque notti mi hanno regalato cinque albe stupende, una diversa dall’altra, con sempre più luce ad accompagnarmi nel silenzioso viaggio verso il letto. In queste condizioni viaggerei all’infinito, il silenzio e l’immobilità di tutto ciò che mi circonda, uno spazio in cui gli unici a muoversi siamo io e il sole che pigramente sale le scale all’orizzonte. Chiuso nell’abitacolo con la radio spenta e il rumore dei pensieri che cerca di sovrastare quello del motore, è così che ci si accorge di quanto un’auto sia silenziosa.
L’alba, il fenomeno astronomico simbolo di rinascita per antonomasia, ogni volta non riesco ad evitare di stupirmi come un bambino a Natale alla sua vista, ma oggi il cielo limpido e i primi fiochi raggi di sole portano con sé una riflessione che mi farà sicuramente arrivare tardi all’incontro con Morfeo.
Prima di uscire di casa stavo leggendo qualche articolo comparso nel mio reader, nonostante abbia sempre meno tempo per leggerli -figuriamoci per scrivere- mi piace per quanto mi sia possibile seguire le vicende di alcuni bloggari (scusatemi ma il termine bloggers proprio non lo digerisco), per vedere come si sviluppa la loro storia, come evolvono o semplicemente mi piace capire quanto una persona riesca ad affidare di sé ad un foglio bianco da condividere pubblicamente. Già vi sento mentre urlate ‘stalker!’.
Bene, mentre svolgevo questo test socio-psico-sondaggistico mi sono imbattuto in un articolo di un personaggio (anzi, ‘una personaggia’) che leggo sempre volentieri per il suo modo di scrivere molto leggero ma mai banale, il tema del giorno era ‘il tempo’.
Sono bastate poche righe perché arrivasse l’epifania (no, non sono tornato al 6 Gennaio), una di quelle verità che ci sfilano davanti agli occhi tutti i giorni ma alle quali non diamo peso fino a quando non ci sbattiamo la faccia: il tempo (s)corre e non solo siamo impotenti al suo cospetto ma spesso nemmeno gli diamo il giusto valore e la giusta attenzione. Lo so, ad un primo impatto può sembrare un’uscita stupefacente quanto la scoperta dell’acqua calda ma, a voler ben vedere, anche l’acqua calda viene data per scontata troppo spesso!
L’immagine iniziale dell’articolo di cui parlavo (che non cito solo perché non so se faccia piacere alla diretta interessata, sarei molto lieto di poter editare in futuro n.d.r.) rende benissimo l’idea, il tempo come un getto d’acqua che ci scivola addosso silenzioso ma allo stesso tempo un energumeno che quando decide di farsi notare può farlo in maniera violenta.
Non aggiungo altro, solo che tutto questo ha messo in moto le mie sinapsi arrugginite e, nel mio piccolo, spero condividendo questa riflessione -questa volta nata veramente di ‘riflesso’- di pungolare le vostre. Magari più elastiche ed abituate al lavoro.
Spero anche a breve di poter modificare il mio articolo, svelandovi da chi e dove è stato scritto quello originale perché penso meriti qualche minuto del vostro tempo.

Come ringraziamento per aver seguito questo delirio notturno vi lascio un passaggio che amo alla follia di “Pull me under”, una canzone della band americana Dream Theater:

“Every day sends future to past, every breath leaves me one less to my last”

“Ogni giorno consegna il futuro al passato, ogni respiro mi avvicina di uno al mio ultimo”

 

J

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2 pensieri riguardo “Marzo… ma poi mi risiedo sempre

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