Identità

Un’inconsapevole amica mi ha dato spunto per una riflessione sul tema dell’identità.
Parrebbe scontato rispondere alla domanda “ma io, chi sono?!?”, tutti o quasi abbiamo un nome e un cognome, un documento che certifica il luogo e la nostra data di nascita, insomma un riassunto molto breve del fatto che esistiamo.
Eppure non sono convinto che sia così semplice.

Non so se tutte le forme di vita pensanti si pongono il quesito ma, riflettendoci un attimo, sono giunto alla conclusione che il percorso verso la sua soluzione non è per nulla universale.
Per quella che è la mia esperienza personale, sostenuta da una statistica di quasi quattro decadi, vedo in netto vantaggio le mentalità chiuse con nessuna o pochissima attitudine relazionale. Barricarsi nel proprio micro-sistema può regalare una ingannevole confortevolezza, usando una figura retorica direi che avendo poco da esplorare si ha più tempo per piantare a fondo i picchetti della propria tenda e imparare più velocemente a conoscersi. È la logica a suggerire quanto siano angusti questi spazi e quanta fatica si può risparmiare cercando sé stessi in un territorio limitato.
Chi invece, per natura o volontà, ha buona elasticità mentale*
* (In questo caso urge una postilla: il carattere e la mentalità si plasmano crescendo ma se non vengono allenate, beh, c’è ben poco da fare)
Dicevo…
Chi invece, per natura o volontà, ha buona elasticità mentale potrebbe trovare maggiori difficoltà nell’affrontare l’atavico dilemma del “chi sono?”. Mi spiego meglio con un esempio che è forse un po’ estremo ma rende l’idea.
L’amica di cui parlavo nell’incipit porta sulle spalle una storia complessa, non per forza triste ma certamente più popolata di ostacoli rispetto alla media. N. nasce in un Paese lontano circa diecimila chilometri dall’Italia, all’inizio degli anni ’80, quando alcune attuali mete turistiche molto animate erano ancora territori semisconosciuti al grande pubblico. N. viene adottata da una famiglia italiana all’età di 3/4 anni, cresce e studia in un ambiente molto meno “friendly” per gli stranieri di quello odierno, dimostra fin da piccola un talento naturale per l’arte, che esprime con una naturalezza abbacinante. Dopo la laurea riesce a trasformare la sua passione per la fotografia in un lavoro, quel lavoro che la porterà a viaggiare per tutto il mondo: Europa, America, Medio Oriente e poi… casa. La sua prima casa, quella dove è nata, quella che in parte sente sua pur non avendo molti ricordi significativi, quella con cui a volte si sforza di entrare in empatia.
Ciò che meglio trasmettono la voce e gli occhi di N. è l’appartenenza ad ognuno dei luoghi visitati -e qui mi riallaccio alla maggiore difficoltà nel trovare una propria collocazione-, per sua stessa ammissione dice di non ritrovarsi unicamente nella terra natia, discutendone mi ha svelato di sentirsi in forte disagio proprio nel trovare un’identità in relazione a questa sua “mancanza di radici”, che in realtà ha e sente molto forti, ma non in esclusiva.
“Quando mi chiedo chi sono, non riesco a rispondermi”. Grazie N. per avermi chiarito il concetto di cittadino del mondo’.
Tutto questo mi lascia una sensazione positiva, perché nella ricerca c’è evoluzione, allo stesso tempo questa sfida al miglioramento si contrappone alla nube grigiastra della mancanza di certezze, che può minare seriamente la stabilità di una persona (astenersi anime sensibili, non equilibrate e senza forza di volontà).

Concludendo, Signor Giudice e membri della Corte, chiariamo: il mio esempio è volutamente estremizzato proprio per rendere il concetto il più palese possibile, venga messo agli atti che non voglio -al contrario, odio!- fare di tutta la proverbiale erba un fascio, generalizzare paga raramente ma a seguito di un’accurata analisi sono arrivato a supporre che quello descritto nelle righe di questo articolo possa essere un trend verosimile.
Come ho sottolineato più volte, tengo a ribadire che questa è la MIA visione (sicuramente fallace), non possiedo la scienza infusa né mi piace ostentare l’arroganza di voler insegnare i segreti della vita, a volte però mi perdo in pensieri che mi portano lontano e scrivere mi aiuta a rifletterci meglio, rimanendo comunque ancorato a terra.
Grazie per avermi dedicato qualche minuto della vostra giornata, buona vita a tutti e buona ricerca

J

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4 pensieri riguardo “Identità

  1. Fantastico articolo.
    Sono stata adottata anche io, mi sono trasferita 1638269 volte e mi sono sempre definita cittadina del mondo. Senza radici. Ultimamente qualcosa è cambiato. Mi sento più come un’anima in viaggio. Come se fossi qui ospite di un corpo che mi dia l’occasione di migliorarmi continuamente. Tutti i casini, le sfide e i dolori che sul momento mi hanno fatta sentire completamente persa, con il tempo hanno delineato un disegno. Come se tutto prendesse un senso. Un miglioramento continuo, una continua ricerca sul tema “chi sono?”
    Bello vedere che ci sono altre persone così riflessive.

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    1. Prima di utilizzare la definizione “cittadino del mondo” servirebbero un test o almeno delle credenziali. C’è chi si definisce tale e non è mai uscito dalla via in cui abita.
      Grazie per essere passata e per il commento.

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      1. Vai con il test 😂😂😂
        Dicono che anche Jules Verne non abbia mai viaggiato, eppure… 😄
        Io ho avuto la fortuna di avere una base fissa dove tornare sempre, dove abito ora. Ma quando si hanno i genitori che viaggiano per lavoro da un capo all’altro del globo, ci si sente un po’ cittadini del mondo.
        Dovrebbero sentirsi tutti cittadini del mondo, sarebbe sicuramente un mondo migliore! Buona giornata!!

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