L’anti-Food blogger

Chiedo scusa in anticipo se ledo la sensibilità di qualcuno di voi.
Non sono un amante dei food blogger. Non lo sono mai stato. Mai lo sarò.
Non parlo dei blog di cucina, io per food blogger intendo quelle persone che vorrebbero spiegare ai loro follower COS’È UN’INSALATA. Con 284 fotografie di un misto iceberg-carota-mais-pomodorini. Che sembra disegnata da Caravaggio in persona su un piatto di ceramica di Faenza ma sempre una stracacchio di insalata è!

Il motivo di questo sfogo è facile da spiegare, devo ringraziare il mio collega M. per l’ispirazione.
Ieri sera ho cenato, come spesso accade, al lavoro. Altrettanto spesso ci concediamo di ordinare tramite quelle simpatiche app che ti portano a domicilio qualsiasi cosa, dalla pasta alla piadina, dalle ciabatte alla cocaina, H24, isole comprese, no perditempo, citofonare Jessica.
Io sono un abitudinario di caratura devastante, da anni ho i soliti 4/5 posti da cui ordinare perché so come e cosa mangerò, allo stesso tempo non disdegno -ogni tanto- di provare qualcosa di nuovo e grazie al mio collega ho provato l’ebbrezza di scoprire loro: i POKÉ.
Per i non avvezzi (come il sottoscritto fino a qualche ora fa), non stiamo parlando di Pikachu, Squirtle e i loro amici, anche se per un attimo mi sono visto mentre disossavo il piccolo animaletto giallognolo mentre ricaricavo lo smartphone infilandogli l’usb… lì.
No, cari amici, i poké sono semplicemente delle insalate di origine asiatico/hawaiana, composte da ingredienti diversi da quelli che siamo abituati ad accostare all’italica insalatiera. E qui nasce il dramma, ma andiamo con ordine.

Scelta dal menu dell’app: poké medio o poké grande. E il piccolo? Cosa ti ha fatto? Sarete mica anche voi di Bibbiano? Ok, tanto avremmo comunque preso il grande.

Scegli la tua base: riso bianco, riso rosso thai e kamut, riso nero integrale, insalata.
Scartata l’insalata che di erba ne ho già vista abbastanza, scartato il riso bianco che mi fa anziano, via anche il rosso-thai-kamut che più che un ingrediente sembra l’attacco del Borussia Dortmund, ho optato per il nero integrale, che tanto non sono razzista.

Scegli una proteina (qui ho sperato in un suggerimento che questa settimana non ho potuto studiare nutrizione): tre tipi di tonno, tre tipi di salmone, pollo o tofu.
Ho scelto le uniche parole a me familiari, TONNO e CURRY.

A questo punto volevo chiedere al pubblico oppure l’aiuto da casa ma niente, l’app impietosa incalzava.

Scegli 4 topping (l’imperativo, cazzo, SCEGLI O TI VENGO A CERCARE, MUOVITIII! Che ansia!): tra ingredienti come avocado, mirtilli, zenzero, kiwi e alga wakame cosa sono andato a scegliere? La cipolla rossa. Sì, la cipolla rossa. A crudo. No, non quella dolce di Tropea. Sono un idiota.
Nemmeno un masochista in un negozio di gatti a nove code si sarebbe flagellato tanto.
Allora ho deciso di mitigare con tre verdurine facili facili e che stessero bene con il nero del riso, perché anche io ho il mio senso del bello.

Oh, finalmente è fi..NO! Scegli una salsa o condimento: wasabi NNO che con la cipolla mi manda al Creatore, curry NNO che poi “famo scopa” con il tonno, thai sukyaki NNO perché non ordino cose che non sono in grado di pronunciare… soya? Facciamo soya, vah.

Completa l’ordine, paga, conferma 218 clausole per cui ti impegni a lavare la macchina al proprietario del locale per i prossimi 2 anni ed è fatt… NNNUOOO, c’erano i gamberetti e non li abbiamo visti?!?!?
Tardi, vada per il tonno.
Il rider arriva con 6 minuti di anticipo sull’orario previsto, come un novello Pantani a bordo della sua bici fiammante. Con la mancia che gli ho lasciato mancava poco che mi offrisse dei favori sessuali (che sarebbero stati ampiamente coperti dalla cifra, tra l’altro, ndr) ma si limita a togliere dalle spalle lo zaino/mobile ikea e mi consegna i miei poké, poi se ne va urlando “sono ricco, sono ricco”.
Dovrei valutare meglio la mia generosità e l’empatia con gli sconosciuti.

Conclusione: nonostante la diffidenza ottusa il poké mi è piaciuto, almeno dopo che ho lanciato le bacchette nel corridoio e ho cominciato a mangiare con la forchetta. (Questa non è vera ma l’immagine mi faceva tanto ridere).
Non ho fatto foto dell’evento, come la mia religione impone, però se vi fidate di un discromatico vi dico che se il poké era invitante già alla vista, al palato è stata davvero una bella sorpresa e penso proprio che ripeterò l’esperimento. Magari la prossima volta NNO scipòla, che è risultata aggressiva come Sgarbi quando va in tv dopo le 22. Capra!
Se qualcuno si stesse chiedendo perché i miei articoli vengono sempre pubblicati dopo le 2 di notte, beh, rileggetevi un attimo di cosa mi nutro e provate ad immaginare quali tempi di digestione ne derivano.
Les jeux sont fait.

J

12 pensieri riguardo “L’anti-Food blogger

  1. Con buona pace delle foodblogger fi@e di legno 😀 Non sapevo dell’esistenza di tali esotiche, ansiogene insalate . Cercherò di colmare questa mia imprescindibile lacuna , ma senza cipolla ché non mi piace. 😀

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  2. Io l’ho mangiato in un locale ordinando sul momento e ti assicuro che l’ansia è tripla, perché devi scegliere mentre il cameriere ha le dita pronte per battere l’ordine in cassa, però mi è piaciuto assai: salmone riso nero avocado e salsa di soia 🙂

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  3. Ordinare un’insalata (a proposito, io che sto nella profonda campagna ignoravo l’esistenza di queste insalate … e infatti non ne scrivo nemmeno il nome, che sennò dovrei rileggerlo nel tuo articolo) sembra comunque più difficile di un esame di fisica. Sarà che detesto le opzioni per il cibo…

    Piace a 1 persona

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