Prelato atipico

Di solito non sono molto loquace.
Odio la superficialità delle parole dette per convenzione, mi sembrano solo un assurdo spreco di energie che potremmo riporre tutti quanti in faccende di maggior rilievo. Ma in parte capisco, questo enorme carrozz meccanismo non potrebbe mai funzionare se gli ingranaggi fossero tutti rotti come me.

Quando il nulla si impadronisce dei tuoi pensieri, resta solo una carcassa vuota da riempire di qualsiasi cosa ti possa dare anche solo un minimo sostegno, per non cadere, perché il rischio è quello di non rialzarsi più. Prima o poi arriva per tutti il momento in cui serve un appiglio e quando non lo riusciamo a trovare dentro di noi finiamo per aggrapparci alla prima sporgenza che troviamo a portata di mano, sviluppando con le nostre azioni e i nostri pensieri una insana dipendenza da forze esterne.
A volte ci aggrappiamo alle droghe, o all’alcol, al lavoro, alla religione o allo shopping compulsivo ma la peggior dipendenza patologica è quella che ci lega ad un altro essere umano, nella speranza che ci tenga a galla. Nemmeno proviamo a chiederci se esiste il rischio di trascinare a fondo quella persona insieme a noi. È istinto di sopravvivenza. È egoismo. A tutto questo diamo poi i nomi più fantasiosi come amore, amicizia, scopiamo? e ho voglia di vederti. E nel frattempo una persona, all’oscuro di tutto, sta rischiando di affogare per salvarne un’altra già spacciata, se non dovesse imparare presto a nuotare per conto suo.

È un punto di vista distorto e odioso, lo so, ma già che ho iniziato ad imbrattare la tela, vorrei -almeno in maniera grossolana- completare l’opera.
Sono in vena di confessioni ma senza pentimento. Non sono a chiedere perdono per i miei peccati, non temo il giudizio di Dio e ancor meno quello degli uomini.
Nec diabolum timeo. O qualcosa del genere.
Gli uomini, dicevo. Quanto infiammano il mio odio quelli che si aggirano con quello stupido ghigno insipido sempre stampato sulla faccia, immagino sia solo la prova inconfutabile di quanto non capiscano il loro stato di indigenza mentale. O una paresi facciale malcelata, ci sarebbe da augurarsi.
Che cazzo hai da ridere SEMPRE?” gli vorrei chiedere. Già sento le risposte rubate ai film con Hugh Grant, a qualche rapper di bassa lega o, nel peggiore dei casi, ai bigliettini che si trovano nei biscotti della fortuna.
Oppure, forse, la mia è solo invidia nei confronti di chi riesce a vivere con le gengive sempre in bella mostra, le rughe di espressione ben marcate, gli occhi assenti e la totale mancanza di contatto con la realtà.

Sì, dev’essere senz’altro questo il motivo…

J

34 pensieri riguardo “Prelato atipico

  1. Tutte le volte in cui ho conosciuto meglio persone che ridevano sempre ho dovuto constatare che avevano un sacco di problemi grossi, una personalità instabile e una grande tristezza da nascondere. Non dico che questa sia la regola e convengo con te che poche cose sono fastidiose quanto il sorriso perenne e l’allegria forzata!

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  2. Buon giorno, perché pensi di essere un ingranaggio rotto? Mi riferisco al meccanismo che citi e dici che tutti noi ne facciamo parte. Preferisco “carrozzone” che tu hai cancellato e che mi suggerisce il testo famoso di Renato Zero. Be, diciamolo, la vita non è facile, non è giusta, non lo è mai. Io dal “carrozzone” sono scesa un po’ di tempo fa. Abbiamo troppa scelta, e questo ci confonde, così ho voluto minimizzare. Mi sono chiesta che cosa fosse il successo per me. Quando mi perdo, per ritrovare la strada maestra mi rinnovo questa domanda. Ho pensato che fosse più facile capire ciò che non sono che capire chi sono. Così, ho attuato un processo di eliminazione, ho tolto e tolgo ciò che non voglio: persone, abitudini, comportamenti ecc. Come uno scultore, tolgo, raschio, liscio, raddrizzo fino a lasciare ciò che mi piace e voglio tenere di me. La mia scultura non è ancora giunta a termine e molto probabilmente non succederà in questa vita ma sono sicura mi aiuterà a comprendermi meglio nella prossima e tenermi il meglio di questa.

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  3. ” Io sto con chi i sogni se li fa a mano perché c’è più gusto, con chi sa il prezzo delle emozioni e non se l’è mai chiesto e arrivo sempre sempre in ritardo con l’orologio guasto perché, mi sembra chiaro che, perché è dimostrato che, chi arriva primo aspetta”. ❤️

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  4. ognuno reagisce a proprio modo e il modo di ciascuno è insindacabile. Sul dolore non esiste un modo giusto o sbagliato di esprimerlo. Giusto e sbagliato, adeguato o irritante sono categorie che mal si adattano alla profondità del sentire. Nel sentire si è tutti simili e dissimili, ma è nell’essere simili che andrebbe allungato l’abbraccio della comprensione.

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    1. Chiedo scusa per il ritardo ma eri finita in spam insieme agli amici di “Muchas gracias. ?Como puedo iniciar sesion?”.
      Sono d’accordo, il dolore altrui non si giudica, mi sono perso il punto in cui mi sono espresso in tal senso e nel caso, mi sono espresso male…
      Detto ciò, rimango dell’idea che provare dolore o disagio non comporti automaticamente il diritto di scaricarlo sugli altri. Questo era un po’ il senso, spero di avere ben interpretato il tuo commento. 😀

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  5. Si dice che il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi, così come: Pulcinella quando non sa che dire, apre e chiude la bocca (il proverbio rende meglio in dialetto napoletano). Meglio dosare 😉

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  6. gran bella riflessione…il riso abbonda sulla bocca degli stolti, in effetti quelli che stanno sempre felici, che ridono per un non nulla mi fanno venire l’orticaria….non si può essere costante livellati sul piano felicità, impossibile….

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  7. Pensa, sono andata a un concerto da sola ed è stata una liberazione. Libera dal dover parlare per forza. Libera dall’aggrapparmi a qualcuno e magari portarlo a fondo con me. Libera da pregiudizi e preconcetti. Libera di scegliere. Libera. È una cosa meravigliosa ma, mi rendo conto, non semplice, perché nasciamo e cresciamo in una società che impartisce regole insensate e instilla emozioni e sentimenti deleteri. E poi perché siamo esseri umani: anime incarnate imprigionate in corpi; cuori imprigionati in cervelli.

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  8. si dice troppo e si pensa poco a ciò che si dice. Soprattutto alcune parole andrebbero utilizzate nel giusto contesto e non per un intercalare o per stupire con tanto fumo e niente arrosto

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      1. Assolutamente no, io non ci vedo alcuna arroganza.
        La maggior parte delle relazioni più che amore “sano”, è un voler delegare all’altro la responsabilità di salvarci da noi stessi, dai nostri vuoti, dalle nostre mancanze, dai nostri demoni interiori.
        Niente di più egoista e subdolo, anche se spesso viene fatto inconsciamente, non c’è giustificazione ad un tale modus operandi.
        Almeno per come la vedo io…

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