La statua di Re Carlo IV (IV)

La statua di Re Carlo IV – parte Iparte IIparte III

***

Ad onor del vero non solo i “Pražské služby” (i servizi praghesi) si presero cura di me. All’inizio della primavera successiva al misfatto, feci anche la conoscenza di un gabbiano, sì, avete letto bene. Un «gabbiano di fiume, orgoglioso di esserlo. Ho dei cugini di mare a Trieste, ma non andiamo molto d’accordo».

Disse di aver notato i miei occhi più tristi del solito, per questo ordinò ai suoi compagni di non posarsi sulla mia corona, voleva che venissi lasciato in pace. E vide bene, perché il clima favorevole e il risveglio della natura dopo mesi di buio e freddo, portarono sul Ponte Carlo la vita e la vitalità che ero venuto a cercare proprio qui, nel punto in cui mi trovo ora. Ed io non le potevo cogliere.

«Re Carlo,» attaccò il volatile, «non dovresti essere triste. Hai la Moldava che canta per te tutti i giorni e due torri che vegliano sulla tua figura. Hai la compagnia delle altre statue, statue importanti, come Gio! E puoi parlare con noi animali, non tutti hanno la fortuna di poter chiedere ad un quadrupede di non essere usati come bagno pubblico, sai?»
«Ora sì, che mi sento una statua fortunata!»
«Guarda… guardati bene intorno, hai una veduta stupenda sulla città, sul suo castello e su tutti i ponti a nord. Ma la cosa più importante, Re Carlo, è il segno che la tua presenza lascia nella vita di tutte le persone che giorno dopo giorno passano e ti rivolgono un saluto, un gesto di rispetto, anche solo una semplice attenzione. Tu crei ricordi. Tu migliori le loro giornate, questo è il dono più prezioso di tutti.»

Non riuscì a sradicare la malinconia che ancora potevo provare, ma devo ammettere che almeno mi alleggerì il cuore. Cercai di sviare il discorso:

«E tu, gabbiano di fiume, non hai un nome?»
«E cosa dovrebbe farsene un gabbiano di un nome?»
«Giusto. Inappuntabile. Comunque sia, io non so come chiamarti. Ecco, ne avrei giusto in mente uno perfetto per te…»
«Fammi indovinare, è Jonathan?»
«Oh, beh, no… era… era… un altro nome. Non era certo Jonathan!» Era ovvio che fosse “Jonathan”, come volete che si possa chiamare un gabbiano?
«Hai proprio poca fantasia. Ora ti devo lasciare, Re Carlo, tornerò a farti visita domani e magari porterò qualche amico.»
«Bene, sai dove trovarmi, non penso potrò andare molto lontano. A domani, gabbiano di fiume!»

Il tempo, incurante di persone e sentimenti, si ostinava a non fermare il passo e tutto sembrava cambiare e al contempo rimanere perennemente uguale. Le persone si abituano a tutto e dimenticano in fretta, ecco svelarsi i limiti dell’essere umano.
Nessuno si poneva più domande sul mio conto, la leggenda era divenuta storia e la storia leggenda, un altro errore perpetrato nei secoli dalla razza erroneamente ritenuta la più evoluta del pianeta Terra.
Una sera, però, si verificò un evento al quale mai avrei pensato di assistere.
Era ormai rito comune che le coppie di innamorati venissero a dichiarare i propri sentimenti al mio cospetto, come a chiedere la mia benedizione. Figuriamoci, la mia benedizione, che cialtroneria!
Qualcuno osò addirittura nascondere l’anello di fidanzamento sulla mia mano, come fosse una caccia al tesoro. Avrei pagato oro per riuscire a muovermi ancora una volta, anche solo di pochi centimetri verso le acque buie e profonde della Moldava, per fare di quel Romeo kitsch un Babbeo esemplare. “Scappa!” avrei voluto urlare alla povera vittima, “Fuggi, finché sei ancora in tempo!”
Fortuna vuole che non fossero tutti così i promessi sposi che si presentavano davanti a me, alcuni sembravano creare un perfetto insieme, tanto da provocarmi una bonaria invidia. Pensai la stessa cosa vedendo avvicinarsi due persone non più giovanissime, capii subito che stava per ripetersi quello che io e le altre statue chiamavamo “il rito”, ma non potevo immaginare di chi si trattasse.
Se avessi potuto mi sarei strofinato gli occhi dall’incredulità: era il vecchio Jàmes, il mio amico Jàmes, accompagnato da uno strumento molto più bello del suo sassofono e molto più… vivo. Mi raggiunsero a passo lento e poi lui mi guardò a lungo negli occhi, prima di rivolgersi alla sua musa con queste parole:

«Ricordi? Ci incontrammo proprio qui, davanti a questa statua, e davanti al più importante discendente di Carlo Magno ti promisi che un giorno sarei stato il tuo re, e tu la mia regina. Hai visto? Sono stato di parola, Re Carlo di Boemia mi è testimone.»

Stupido, melenso cuore latino. A causa sua -o forse dovrei dire grazie a lui- da quel giorno, chiunque cammini sul Ponte Carlo di Praga in direzione Malá Strana, tra la statua di San Francesco e quella di San Cristoforo, potrà vedere sul mio volto non più una smorfia di disperazione ma il sorriso rubatomi dalla profondità dell’animo umano.

J

15 pensieri riguardo “La statua di Re Carlo IV (IV)

  1. sì, una bella storia. Dovresti svilupparla, credo, perchè è piena di spunti. A me Praga non è piaciuta, ma leggendo il tuo racconto mi viene voglia di darle un’altra possibiltà…

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    1. Può essere che non a tutti piaccia 😄
      Come tutte le città, Praga ha un’anima che va oltre il turismo.
      Se posso, ti consiglio -quando e se ti sarà possibile- di darle una seconda possibilità e di uscire dalle strade principali, restane lontana e goditi la vera Praga. Tornerai nel Medioevo 😉

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