Tra sonno e veglia

Zampetto come un criceto nella propria gabbia, avanti e indietro in uno spazio angusto. Bloccato da una parete di plastica, oscillo tra la ruota e un riparo.

Oggi sono un padre in sala d’attesa, un urlo strozzato in gola, un pugno stretto in tasca. Un respiro corto, un sentimento non ricambiato. Un’opera incompiuta.

Mi sento come se il tempo, fuori e dentro me, scorresse con due flussi differenti: fuori, il fiume in piena che trascina e travolge tutto ciò che trova sulla sua via. Dentro, un rigagnolo d’acqua che vede il mare vicino, ma fatica ad avanzare e non riesce a raggiungerlo.

Come si doma, il tempo? Come si comanda alle acque?

Quanto si può vivere, aspettando?