Come in un quadro di Turner

Ed eccomi qui, asserragliato nella mia auto come un criceto chiuso in gabbia, in attesa che passi l’acquazzone.
Sembra di essere un moderno Achab nel bel mezzo di un autolavaggio, quando il getto d’acqua è così forte che potrebbe scoperchiare la carrozzeria come fosse una lattina. La lattina però resiste e mi da un forte senso di sicurezza.

“Ha! Anche questa volta abbiamo vinto noi!”

Sembra smettere, per qualche breve secondo, e poi ricomincia ancora più forte di prima, si riversa con rabbia sulle case, le auto, sui lampioni, sul terreno… no, non c’è scampo, meglio aspettare qui ancora qualche minuto.
La radio è spenta, l’abitacolo illuminato solo dalla luce fioca dei lampioni che penetra attraverso il parabrezza. I sensi si acuiscono.

“Da dove arriva questo profumo?”
Mi viene istintivo usmare i polsi. No, non è il mio ma è qui, ne sono sicuro, lo sento all’interno dell’abitacolo.
Nel frattempo il mondo visto da qui dentro sembra un quadro di Turner, tanto è fumoso e indefinito.

È un profumo dolcemente aggressivo, intenso, che si intona perfettamente con la violenta pioggia all’esterno.

No, non può essere il deodorante per auto, anche perché non ho un deodorante per auto.

Sa di sole e di resina, la stessa che sgorga dagli squarci nella corteccia degli alberi.

“Che scemo… è ovvio!” Lo dico ad alta voce, parlando a me stesso.
Butto il capo sul poggiatesta e scoppio a ridere, fortunatamente nascosto dal buio e dai vetri satinati dai rigoli d’acqua che fluiscono di traverso, copiosi come fiumi in piena.
Non posso scrivere un profumo, ma posso trasformarlo in una canzone.

J

Janis Joplin – Kozmic blues

Niente è come sembra

Ci sono persone che non riesco a guardare negli occhi e parole che non riesco più a dire, nemmeno a chi -queste parole- meriterebbe di sentirle uscire direttamente dalla mia bocca con la più totale ed ingenua onestà. Proprio quella che solo gli occhi sanno mostrare.

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Energia cercasi

Una fuga di tre giorni è ciò che sono riuscito a ritagliarmi quest’anno e contando che alcuni non hanno fatto nemmeno questo, mi consolo.

Sappiamo tutti (?) quanto il tempo sia importante e quanto lo sia ancora di più vivere esperienze di qualità, per questo la mia colonna sonora dei 400km di autostrada sono stati loro. ‘Una badilata in faccia’, sentenzierebbe Luzzatto Fegiz. Forse.

J

P.s.: quanto odio questo editor a blocchi?

Reblog – Les Mots de Camille

Per chi ancora non la conoscesse.
Non sprecherò il vostro tempo parlandone, penso che la cosa migliore sia leggerla.

In Rue Saint-Louis en l’Ille, esisteva un piccolo bizzarro negozio dal sapore antico. La sua vetrina aveva l’intelaiatura di spesso legno tinto color avorio. Sull’insegna, anch’essa in legno avorio, c’era scritto “Mots”: proprio così, in corsivo virgolettato.Nel laboratorio sul retro, la giovane proprietaria Camille fabbricava parole. Realizzava le sue opere con ogni sorta di calligrafia, tecnica […]

Les Mots de Camille

Viaggio cosmico

Ho sognato di guidare su una strada tanto diritta che sembrava infinita, senza nemmeno una curva, eppure -non so come- mi ha riportato ancora al punto di partenza.
Mentre guidavo pensavo.
Pensavo a quanto entrambi conosciamo il sapore della sconfitta, l’odore acre del disincanto unito al rumore roboante del terreno che si sgretola sotto ai piedi. Un’esperienza multisensoriale, extraterrena, quasi metafisica.

Oggi il cielo splende di un blu diverso‘, cantavano in sottofondo. Ed io con loro.

È stato un viaggio cosmico, senza staccare i piedi da terra.

J

Complimenti!

Se apriste il vostro impolverato Zanichelli, alla voce “complimenti” trovereste questa definizione (cito testualmente): parola che crea imbarazzo fin dal sedicesimo secolo.
Non so voi ma io non sono avvezzo a ricevere complimenti e questo -senza dubbio- non gioca a mio favore, quando però si verifica l’infausto accadimento viene a scatenarsi una sequela di eventi tragicomici.

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In viaggio

Una coppia di artisti che ammiro molto, due grandi professionisti, diversi eppure molto simili.
In primo piano spiccano la poesia e la voce di Samuele Bersani, il suo stile inconfondibile, un po’ malinconico
con sprazzi di leggerezza… e in sottofondo le dita magiche di Sergio Cammariere che corrono sulla tastiera del pianoforte, regalando un biglietto di sola andata per il viaggio che è questa canzone.

Buonanotte, o buongiorno, questo brano vale in entrambi i casi.

J

A volte, semplicemente, succede.

Succede di farsi troppe domande.

Succede che si vorrebbe rispondere in maniera corretta.

Succede che non venga appresa la lezione.

Succede di non aver risposte.

Succede e non dovrebbe.

Succede ed è pioggia di conseguenze.

Succede ed è ineluttabile.

Succede e si rimane spettatori.

Succede ed è ispirazione.

J

L’uomo del faro – Incipit

Avevo poco più di vent’anni quando decisi di partire con la sola compagnia del mio fidato zaino: direzione sud per godermi il mare, il sole, le spiagge, i paesaggi e l’accoglienza di cui tanto avevo sentito parlare.
Il mio DNA di spilorcio mi costò una sveglia veramente infame, mi vidi costretto ad uscire di casa alle quattro in punto per essere in aeroporto giusto un’ora prima della partenza, fissata per le 6.05 del mattino.
Mi piace viaggiare in aereo, mi lascia sempre l’impressione che l’uomo sia davvero l’animale più evoluto di tutti, ma è solo una valutazione effimera che dura il tempo del decollo per poi lasciare spazio all’insofferenza che serbo nei confronti della specie umana. Per non parlare dell’atterraggio. Ho visto famiglie di gibboni imparare chilometriche sequenze di numeri, nel frattempo l’homo ignoras ignoras applaude ed emette suoni gutturali ad ogni fottuto atterraggio di un aereo. Super asteroide, vieni presto.

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Sogno di una notte…

Avrei voluto toglierti i pochi vestiti che indossavi e sentire la tua pelle, morbida e liscia, addosso alla mia.
Avrei voluto sfamarmi di ogni centimetro del tuo corpo, guardare di nuovo i tuoi occhi chiudersi e sentire il tuo respiro farsi più pesante ad ogni bacio, ogni morso, ogni graffio, fino a trasformarsi in gemito, e poi in preghiera.

Vieni qui… vieni da me…

Sarebbe stato il rito perfetto, l’incontro, lo scambio.
Do ut des.
Il mio corpo teso sarebbe stato tuo reame, la tua mente il mio libro da scrivere con tratto deciso e marcato, una storia fatta di dita che sfiorano e mani che stringono la vita, perché non scappi via.
La vita… la stessa vita che ti sarebbe bruciata nelle vene, attirandomi a te come fossi la tua unica salvezza.

Avrei voluto tutto questo, ma ti sei dissolta in una nube di ricordi, ed il mattino è arrivato a salvarmi.

J

Enclave

Lo sapevo, sai? Sapevo che volevi me.

Sapevo che i tuoi occhi imploravano una scusa, sapevo anche di essere vittima di un complotto. Un maldestro, adolescenziale complotto.
Eppure oggi tu sei madre e io lontano chilometri, tu con la tua vita complicata e le tue scelte discutibili, io… beh, io solido, come un cubetto di tofu: incolore, insapore, ma solido.
Chissà cosa avrebbe potuto essere di noi.

Se.

Ma.

Questo è il punto.

Forse è il vino che parla ma in vino veritas, dicono. Attendo al varco contestatori della tesi.

Qui, proprio qui ne avevo scritto, avevo messo nero su bianco di un sorriso amaro mentre mi allontanavo in auto, guardandoti dallo specchietto. Forse non sono stato sincero fino in fondo perché di quella sera mi resta solo l’amaro e del sorriso è scomparsa anche l’ombra, lasciando solo delle rughe.
Avresti meritato più di quanto hai avuto, anima bella.
Scrivo queste parole in questo limbo invisibile perché l’orgoglio e il pudore mi impediscono di farle arrivare a te, nell’oggi che ormai non ha più senso.

Che sia anche questa una forma di amore? Forse platonico? Non so, così come non so perché tanta onestà intellettuale tutta d’un colpo.
Forse è la necessità che spinge, allo stesso modo in cui la necessità ci fece allontanare.

Forse è stato meglio così, per tutti.

J

Relax notturno

Penso di essermi meritato una notte serena, dal tono pacato e per godermi questa notte ho scelto questa canzone.
Un capolavoro che mi ha convinto con un verso particolare:

I have my freedom but I don’t have much time

Ognuno la interpreti un po’ come crede, io ne ho una versione ben chiara.

J

Rolling Stones – Wild horses

Ego

“Non lo dirò mai a nessuno”

E ora tutti sanno

“Non ti farei mai una cosa simile”

E invece l’hai fatta

“Non temere, non succederà”

E poi è successo

“Non giudicherò, promesso”

E il giudizio è arrivato

“Non ti farei mai del male”

E ci si ritrova a leccarsi l’anima

.

Siamo spine che pungono

Cocci di vetro taglienti

Lame affilate di rasoio

Inermi e fini a noi stessi

Fin quando smuove la quiete

Ed il caos ha inizio:

Entropia di pensieri

Orgia di corpi

Ego cannibali

Di una fame insaziabile

J

Imperfetto

Cogita, cogita, ho scoperto di preferire le narrazioni scritte utilizzando il passato remoto o, tutt’al più, l’imperfetto.
Perché? Beh… perché l’uso del tempo passato significa “siedi, che ti racconto una storia, ti accompagno dentro le vite dei suoi protagnisti e ti spiego perché ora sono così”. Mi sembra molto più personale.

J

Regali

Le puntò l’indice sul petto, proprio in mezzo al solco creato dai suoi seni, e poi, sottovoce, come stesse sospirando, le fece la domanda che da troppo tempo si teneva dentro: “Gloria, qué pasa aqui?”
Lei rimase in silenzio per un tempo non misurabile, con gli occhi chiusi, senza muovere un muscolo, mentre cercava le parole adatte. Pensò che il momento meritava uno sforzo di riconoscenza e cercò di tradurre come meglio poteva i suoi pensieri, in una lingua che non era la propria.
“Qui dentro ho un vuoto, un profondo vuoto. Mi è stato strappato qualcosa che non può essere sostituito, posso solo calmare il dolore con una medicina ma domani tornerà a farsi sentire”.
Ebbe l’impressione che quella notte, a differenza delle precedenti, fecero davvero l’amore e si sentì bene come non ricordava nemmeno da quanto non succedesse.
Il mattino seguente quando si svegliò, Gloria era già uscita dal suo appartamento, i soldi sul comodino -che abitualmente sancivano la chiusura del loro rapporto- erano ancora al loro posto e sopra di essi trovò un biglietto sul quale, in una calligrafia elegante, erano scritte solo due parole ed una sigla:

Feliz cumpleaños. G.

J

Nuovi inizi

Trovo sempre faticoso iniziare una nuova storia, il distacco -senza dubbio- non è il mio superpotere.
Quando una situazione mi si cuce addosso sono restio al cambiamento ma, questa è legge universale, tutto finisce. Bisogna quindi adattarsi alla nuova realtà, al cambiamento, non ci si può fermare altrimenti tutto il percorso precedente sarà stato inutile.
E quindi mi trovo qui, con te al mio fianco, pronto ad iniziare il prossimo viaggio.
Era scritto che questa notte saremmo finiti a letto insieme.

Libro nuovo, storia nuova. Si comincia.

J

Jam session

Finalmente ho trovato! Ecco cosa mi ricordi.
Mi ricordi una jam session di jazz, con tanti strumenti che sembrano andare ognuno per conto proprio, senza un filo logico e poi…

Poi alla fine si incontrano nello stesso posto, alla stessa ora e tutto diventa chiaro. Un concerto dall’inizio lento, un tempo battuto da lievi colpi del piede sul palcoscenico e poi…

Poi uno sguardo, e arriva il cambio di ritmo. Il pianoforte passa dai toni gravi a quelli acuti, come bicchieri di cristallo che si incontrano in un brindisi e poi…

Poi il contrabbasso si trasforma in un elefante ballerino, pesante e leggiadro nello stesso movimento, goffo e allegro, nel suo appoggiarsi agli altri protagonisti e poi..

Poi la tromba si mette a correre, le note che prima erano lunghe e malinconiche, ora escono sempre più veloci, sempre più veloci, tanto da far trattenere il respiro, ascoltando le urla lanciate dalla sua campana e poi…

Poi arrivano le spazzole ad accarezzare il rullante, preludio allo ‘shotgun’ preso in prestito dal blues, perché le contaminazioni per te sono fondamentali.

Ecco, mi ricordi tutto questo, non uno spartito scritto rimbalzando tra regole ferree ma un insieme di armonie libere.

J