E facciamoci un regalo!

Non ne parlo mai.
Lo faccio di proposito per evitare di appesantire un clima già abbastanza saturo di sentimenti al piombo. Oggi però non ho resistito e tra notizie, polemiche, numeri e articoli di giornale ho dovuto prendermi una pausa da questo maledetto virus che ormai è nella testa di tutti, prima ancora che nel resto del corpo.

Pausa fruttuosa e produttiva, per altro.

Mi sono fatto un regalo di Natale per dirmi che la vita continua e che bisogna resistere ancora per un po’, poi tornerò a fare tutto ciò che (non) facevo prima… la palestra, le serate con gli amici, i concerti.
Samuele Bersani vedi di non fare scherzi, ci si vede la prossima primavera.
Ci si vede lì?

J

Ci sono libri che non hanno bisogno di titolo

Ritorna, con ritmo regolare

Una voce leggera

Quasi un sussurro

In punta di piedi

Anacronistico ricordo

Si insinua senza muovere aria

E senza eco bisbiglia

Racconta la sua storia

È sorriso

Oppure malinconia

Gioco di mille forme

Che infonde calore

Suono di flauto traverso

Perfettamente accordato

O così, almeno,

Mi piace immaginarla.

J

La statua di Re Carlo IV (IV)

La statua di Re Carlo IV – parte Iparte IIparte III

***

Ad onor del vero non solo i “Pražské služby” (i servizi praghesi) si presero cura di me. All’inizio della primavera successiva al misfatto, feci anche la conoscenza di un gabbiano, sì, avete letto bene. Un «gabbiano di fiume, orgoglioso di esserlo. Ho dei cugini di mare a Trieste, ma non andiamo molto d’accordo».

Continua a leggere “La statua di Re Carlo IV (IV)”

La statua di Re Carlo IV (III)

La statua di Re Carlo IV – parte Iparte II

***

Non capii immediatamente, cercai in tutti i modi di svegliarmi da quell’incubo tremendo e mi ci vollero giorni prima che riuscissi a razionalizzare questa situazione, (e poi, dico, è mai possibile razionalizzare un fatto come questo?) ad accettare che era successo davvero. Ero diventato la statua che con tanta fatica avevo cercato di essere per così tanto tempo, mi ero perfezionato a tal punto che finalmente ce l’avevo fatta. Mai traguardo fu più amaro.
“Be careful what you wish for, ‘cause it may come true”. Attento a ciò che desideri, perché potrebbe realizzarsi.

Continua a leggere “La statua di Re Carlo IV (III)”

La statua di Re Carlo IV (II)

La statua di Re Carlo IV – parte I

***

Il giorno seguente mi muovevo già come un veterano della zona, prima di iniziare la mia esibizione salutai gli altri artisti e il sassofonista spagnolo. Gli chiesi se conoscesse Careless whisper di George Michael, pochi minuti dopo fui felice di sentirne l’assolo provenire dal suo sax. Nei mesi seguenti venne a crearsi qualcosa di simile a una amicizia tra di noi, a volte cenavamo insieme e in occasione dei festeggiamenti del patrono di Praga, San Venceslao, organizzammo addirittura una jam session con altri musicisti di strada e una statua di Re Carlo IV canterina. Fu la cosa più simile ad un musical che feci in vita mia.

Continua a leggere “La statua di Re Carlo IV (II)”

Una notte, il caso e Joyce

Per caso succedono tante cose, per esempio si può finire a scrivere un brano a quattro mani insieme a Virtuos@mente.

Contaminazione. Ecco un motivo per cui aprire un blog è una buona idea.

Dorotea aveva smesso di ascoltarsi. Sai, come quando guardi la bocca della persona che ti sta parlando ma non senti le parole. In quel momento il tuo cervello è sconnesso. Stava scambiando quattro chiacchiere con un amico, la parola d’ordine era “leggerezza”. Effettivamente lei si stava divertendo da matti. Era davvero grata per quegli scambi […]

Una notte, il caso e Joyce

(N’o) – Cupidigia

Senza fame e sete rimane, l’anima che usa cupidigia nei sentimenti. Nasce bieca e persevera nell’errare perenne, mi desta nausea.
E senza fame e sete, quanta strada riuscirà a macinare la creatura umana?
Che resterebbe della sua sacralità?
Quale rimestar di altri istinti, riuscirà ad agitare la sua quiete?

La vita è la recita di un dissacrante mantra, ed è alla stessa maniera lecita la ricerca sapiente del far pendere la bilancia da nessuna parte.
Fantasia fervida la desidererebbe equilibrata, la vita, distante dagli estremi nella stessa misura, ben salda.
Sull’altra riva, invece, la realtà cinica disprezza e sdegna le catene di schiavitù dettate da limiti zelanti, dacché la reputa pura pazzia, al pari delle gesta di un kamikaze.

Senza fame e sete rimane, l’anima che usa cupidigia nei sentimenti. E infelice resta, nel saper irraggiungibile il ravvedersi.

J

Tutto tace

Questa mattina Elettasenso ha lanciato una piccola sfida – qui trovate il post originale – che vi invito a cogliere. Si tratta di scrivere un tautogramma, una frase o composizione che al suo interno contenga tutte le parole con la stessa iniziale.
Parliamo la lingua più bella del mondo, perché non approfittarne?


Tutto tace

Tempo tesse torva trama

Tra troncanti torture traverse

Talvolta trovo taumaturgico

Trarne tenera tranquillità

Tentarvi toglie tanti tormenti

Torno temprato

J

Checklist

Ricordi ancora come si perdona?

Hai ancora voglia di sbucciarti le ginocchia a terra?

E dimmi, della voglia di stupirti è rimasta qualche briciola?

Oppure hai già mangiato tutto per paura della guerra?

Hai ancora nel cassetto quel sorriso?

Sì, proprio quello, sai di quale parlo

Quello che indossi solo per le grandi occasioni

Nasce senza pensarci, perché ti è naturale farlo

E poi i tuoi grandi occhiali scuri

Dietro cui spesso ti ripari e ti nascondi

Oggi ti prego, lasciali sul tavolo

Ché voglio leggere nei tuoi pensieri più profondi

Non serve un bel vestito, né un’acconciatura

Si può esser maghi anche senza trucco

Ora esco e vengo a prenderti

E da domani… già, domani…

Da domani sarà cambiato tutto

J

Grazie, Sara

Curiosità esaudita, con molta soddisfazione.

In un mare caotico sospeso, una lezione intima che non mi aspettavo. Mi ha colpito davvero il punto di vista di Sara Provasi (qui il suo blog, nel caso già non la seguiste), una storia raccontata attraverso una serie di immagini ri-costruite, una discesa nello scantinato in cui tiene -tra fantasmi impolverati e lampioni tremolanti- metafisici ricordi custoditi dalla cellulosa.

Ieri ho scritto un articolo un po’ diverso dal solito, per i miei canoni. Non sapevo avrei trovato tante similitudini nel libro arrivato solo oggi, è stato strano ma bello leggerlo passo dopo passo.

Grazie Sara, lo dico con il cuore, per aver condiviso tanto.
Ora mi metto sotto con la raccolta di poesie.

J

Cinema Samuele

Quest’uomo non smette mai di stupirmi.
Chi mi segue, anche distrattamente, sa già quanto grande sia la mia ammirazione per il suo modo di scrivere e di comporre, Bersani riesce a fare esplorare il fondale a chi lo ascolta senza che si percepisca il peso delle zavorre e nel suo ultimo lavoro in studio Cinema Samuele dev’essere stato per nulla facile.
Che i suoi dischi siano sempre partiti da viaggi introspettivi è risaputo, questo tragitto però segue il percorso inverso e parte da una fine, si sviluppa lungo una strada tortuosa, per giungere al termine della sua lenta corsa alla vista di una meta che è lì, ad un passo, a portata di mano.

Continua a leggere “Cinema Samuele”

Hai provato con il jazz?

«Hai provato con il jazz?»
«Come, scusa?»
«Ma sì, con il jazz. Ultimamente dici di essere sempre nervoso, e io aggiungerei irascibile e scorbutico. Tieni, ascolta questa, rompipalle.»

Pochi secondi dopo, sul display del suo smartphone comparve il link ad un video. “Chet Baker – Almost blue” recitava la scritta che ne precedeva l’anteprima.

«Chet Baker? E chi sarebbe, un cowboy del far west? Percepisco la noia manifestarsi solo leggendone il nome.»
«Lo vedi? Sei scorbutico!»
«Ok, ok, dopo la ascolto. Forse.»

Grazie, tu. Chi lo avrebbe mai detto che oggi, quasi cinque anni dopo, avrei iniziato la giornata insieme a Mood Indigo di “Duke” Ellington, seguito da John Coltrane, Cab Calloway e tanti altri mostri sacri del genere.
Alcuni di loro li ho incontrati nei libri di Murakami, mai avari di citazioni e consigli di un vero esperto in materia, altri li ho scoperti per caso, cercando ‘quel motivetto che ho sentito alla tv…’. Sono le scoperte migliori.

Sì, ancora oggi la mia cura antistress è la musica jazz – meglio se accoppiata ad un ballon riempito a dovere – che in realtà ho concettualizzato come panacea un po’ per ogni male, cambiandone solo la composizione e il dosaggio. A volte basta un sax baritono per riportare le pulsazioni ad un livello accettabile e poi… quanto mi piacciono quelle parti di piano che richiamano i film in bianco e nero degli anni ’60, accompagnate dalle spazzole che graffiano come sabbia sul rullante.

Ricordo bene quando mi chiedesti “perché quando una persona è triste vuole ascoltare musica che la rende ancora più triste?
Risposi d’istinto, senza pensarci troppo: “forse perché si ha bisogno di sentire che qualcun altro è nella stessa situazione. Il potere della musica è anche questo, creare empatia”.

J

A Panda piace…

Twitter (@apandapiace)

A Panda piace” è un fumetto di Giacomo Bevilacqua che potete trovare -e seguire- su tutti i principali social media ed anche su wordpress, esattamente QUI.
Di cosa si tratta? Direi che il titolo è abbastanza esplicativo, il protagonista delle strisce è appunto un simpatico panda dal tratto un po’ stilizzato che filosofeggia con leggerezza e ci parla del suo mondo, prendendo spunto da… tutto ciò che gli piace.
Bevilacqua è un autore molto acuto e attento, che pur essendo un gran sognatore non disdegna di far vivere i suoi protagonisti in un mondo fatto di realtà a volte cinica e spietata, seguendo i temi più disparati.

Twitter (@apandapiace)

Non sono mai stato un gran lettore di fumetti, né in passato né tantomeno ora ma mi piace la semplicità con cui questi disegni riescono a volte a strappare un sorriso ed altre addirittura a far riflettere su temi più seri e importanti.
MA il vero motivo per cui ho scritto questo articolo è che una di queste strisce mi ha ricordato una persona con la quale tempo fa affrontai un argomento molto serio, ma sempre con il sorriso in agguato agli angoli della bocca.
E… niente, volevo condividere con voi questa cosa.

J

A Panda -ma anche a J, e non solo- piace…

Blue note

Hai perdonato peccati mortali
Ma non riesci a pregare per me
Eppure so che una maschera c’è
È la paura che tarpa le ali
Sono ricordi diversi ed uguali
Sono le spine di oggi e di ieri
Racchiuse in sogni di occhi sinceri
Sfumati al lume di un bar di città
Ti fanno vivere solo a metà
Guardando il mondo ferma sulla soglia
Come una rosa recisa ormai spoglia
Nascondi in risa la malinconia
Lascia che sia il vento a portarti via
Leggera come se fossi una foglia

J