Complimenti!

Se apriste il vostro impolverato Zanichelli, alla voce “complimenti” trovereste questa definizione (cito testualmente): parola che crea imbarazzo fin dal sedicesimo secolo.
Non so voi ma io non sono avvezzo a ricevere complimenti e questo -senza dubbio- non gioca a mio favore, quando però si verifica l’infausto accadimento viene a scatenarsi una sequela di eventi tragicomici.

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Prelato atipico

Di solito non sono molto loquace.
Odio la superficialità delle parole dette per convenzione, mi sembrano solo un assurdo spreco di energie che potremmo riporre tutti quanti in faccende di maggior rilievo. Ma in parte capisco, questo enorme carrozz meccanismo non potrebbe mai funzionare se gli ingranaggi fossero tutti rotti come me.

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Say It Ain’t So Joe

L’ho scoperta come parte della colonna sonora di Snowpiercer, una serie Netflix che ho appena cominciato a seguire.

Dimmi che non è così, Joe”. La canzone parla di un giocatore di baseball che accetta di truccare una partita, è il perfetto emblema della delusione: un eroe agli occhi di tante persone, che si vende al miglior offerente. Forse per necessità, forse per egoismo, ma ai suoi tifosi chi lo spiegherà? Potranno capire? Sapranno perdonare?
Chissà quante volte io stesso mi sarò venduto al miglior offerente senza nemmeno rendermene conto, chissà quante persone avrò deluso. Chissà… chissà.
Fa tutto parte del gioco, Joe? Sono queste le regole che bisogna accettare se si vuol giocare, caro Joe?

Umane vicissitudini

Essere irriconoscenti è scritto nel DNA umano, nulla cambierà questa mia convinzione. Anche l’imperfezione ha la sua accezione positiva, è ciò che ricorda all’uomo (o dovrebbe farlo) che quello di imitare Dio è solo un passatempo per bambini.

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Errori di gioventù

O meglio, tentativi di gioventù.
Quando un mixer a 8 tracce -di cui ne funzionavano al massimo la metà-, una chitarra scordata, un batterista aritmico e un cantante stonato credevano di poter spaccare il mondo. E mi sono addirittura dimenticato del bassista, tanto era fondamentale.
Il bello di quel momento era proprio vivere il sogno, che sapevamo benissimo non si sarebbe mai realizzato.

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Torno subito!

Mi perdo di nuovo in copioni di film, girati in nuvole di fumo che svaniscono al primo sospiro.
Quando si nasce sognatori non esiste cura né vaccino che possa debellare il virus, non importa l’età, il sesso, non importa dove ci si trovi o in quale situazione, quando la mente decide che è ora del decollo non resta che mettersi comodi e godersi il volo.

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Vocabolario 2.0

Come ben sapranno gli sventurati e le sventurate che mi seguono da più tempo, l’insonnia è il mio miglior pregio (al secondo posto viene la capacità di imitare i rumori dei giochi per neonati, ma non sono qui per vantarmi…) e quando non dormo generalmente assemblo elucubrazioni prive di ogni senso.
Quest’oggi (orsù!) ho pensato a qualche lemma da rinverdire e proporre al signor Mario Treccani -quello del dizionario per intenderci- per rimanere al passo con i tempi. Cambiano le abitudini e con loro cambiano anche le accezioni che vengono assegnate a certe parole… e un pignolo tifoso della magnifica lingua italica volete che si esima dal portare il proprio contributo alla causa? Come sarebbe “sì”? Va beh, io lo faccio ugualmente, tiè! Continua a leggere “Vocabolario 2.0”

Un gioco sporco – Pt. III

Non mi aspettavo si sarebbe fatta tanto lunga, quindi ho deciso di dividerla in tre parti, chi si fosse perso le prime due può trovarle qui: Pt. I e Pt. II. Con questa salutiamo e auguriamo buona fortuna al nostro amico, ne avrà bisogno.
Spero per voi sia stata una compagnia gradita come lo è stata per me.

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Un gioco sporco – Pt. II

Se non vi siete annoiati leggendo la Pt. I (per prendere sonno potete leggerla cliccando QUI) ecco la Pt. II della lettera. Per qualcuno potrebbe risultare disturbante, lo comprendo e, dato che ho deciso di ospitare questa lettera sul mio blog, me ne assumo tutte le responsabilità e incasserò senza replica qualsivoglia improperio e/o giudizio negativo. Per ovvi motivi di privacy i cognomi delle persone citate sono stati censurati.
Buona lettura.

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Un gioco sporco – Pt. I

Un amico, prima di lasciarci tutti a bocca aperta partendo per mete esotiche e spiagge dorate sulle quali godersi gli anni che gli rimanevano da vivere, ci scrisse una lunga lettera nella quale raccontava perché, un giorno, decise di stravolgere la propria vita. Quella che segue è la verosimile versione dei fatti, così come è giunta a noi.

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Mulini a vento

Ci sono mostri contro i quali combattere è difficile, come ombre cupe e indesiderate che ostinatamente rimangono appese al nostro corpo, almeno fino a quando non si spegne la luce e tutto si confonde nel buio più totale. Questi mostri sono fantasmi, sono i mulini a vento della Mancia, innoqui per i più, nemici solo per chi crede lo siano.
Non si può pensare di uscirne vincitori senza l’aiuto di Sancho Panza, l’aiutante positivo che pone i paletti ad indicare la strada. Non spicca certo per brillantezza, forse -a volte- anch’egli cede e si fa trascinare in qualche avventura senza capo né coda ma il suo ruolo principale resta quello di contrappeso.
Non dev’essere facile vestire i panni di Sancho Panza e restare a guardare mentre Don Chisciotte si lancia a capofitto contro un falso gigante o mentre viene sconfitto da un gregge di pecore, scambiandole per un esercito. Lo scudiero però non indietreggia di un passo, scende dal suo destriero dalle fattezze asinine e fedele al proprio compito raccoglie i pezzi di armatura, cercando di riporli al loro posto, ben sapendo che la prossima battaglia sarà l’ennesima sconfitta e che, alla fine, non otterrà nessuna isola sulla quale governare.

J

Maudit

Ho sbagliato epoca. Ho semplicemente sbagliato epoca. Qui in mezzo a tutti questi maratoneti (in senso figurativo e non), tutte queste persone che spingono, urlano e cercano di calpestarti, io proprio non mi ci trovo. Avrei bisogno di meno vita, ma vissuta più intensamente.

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Quam tristis

Vestiti di sole attenzioni morbose
Cercano spazio in vetrine appannate
Da orde di fameliche fauci spalancate
Carnefici e vittime nella stessa dose

Sfamati al banchetto da mera ostensione
Quam tristis! Penserà lo spettatore
Guardandoli in tutto il loro fervore
Manichini privi di volto e di espressione

Non traggo nutrimento da idoli pagani
Da bibbie apocrife né da sogni infranti
Da venditori di effimero che non fan sconti
Da speranze che sublimano come ghiaccio tra le mani

Ingabbiato, l’Ego, a doppio filo
Coscienza e ratio chiedono scotto
Qual esecrabile gesto indotto
Condiscendenza e basso profilo

J

Melankoli

Edvard Munch – Melankoli

Edvard Munch è paura, psicosi, paranoia, panico. E Malinconia.
Il museo di Oslo a lui dedicato è un labirinto di inquietudine che culmina con la piccola stanza dedicata al famosissimo ‘Urlo’.

«La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri… Sul perché sono stato gettato nel mondo senza poter scegliere… Qualche volta ho lasciato il sentiero per buttarmi nel vortice della vita. Ma sempre ho dovuto ritornare su questo sentiero, sul ciglio di un precipizio»

Edvard Munch

Lo stupidiario

E niente, io ci ho provato a fare il bravo e non insultare l’umanità ma sembra proprio sia destino. In parte è colpa mia perché in questi giorni, con la scusa di tenermi informato, passo troppo tempo sui social che nelle ultime ore si sono evoluti come i pokemon: se già prima di questo isolamento forzato si leggevano bestialità di ogni genere, da qualche giorno a questa parte si sono trasformati in un vero e proprio stupidiario.

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Persone, non notizie

Mi chiamo Giorgio e non riesco più a sopportare il peso che mi comprime il petto. Nonostante la sensazione amplificata di ansia e stress ho cercato di evitare di unirmi alla macchina mediatica che si autoalimenta di morbosa curiosità feticista, ma il silenzio mi sta soffocando.
Siamo persone fatte di carne, ossa, sentimenti e sensazioni, non siamo solo fredde notizie da tg.

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Siamo tutti casi umani – Reprise

Quasi due anni fa, fresco neofita del mondo dei blog, scrivevo questo articolo passato praticamente inosservato. Probabilmente a ragione.

Siamo tutti casi umani

Nelle ultime due settimane si è però verificato un anomalo traffico in arrivo da google verso questo articolo. A destarmi qualche preoccupazione non è tanto il fatto in sé quanto le ricerche che hanno poi portato le persone a visitare il mio blog:

– cosa sono i casi umani

– caso umano fastidiosa

– sono un caso umano

– attiro casi umani

Eccovi un esempio di quando nel titolo è già presente uno spoiler…

J

Quanto è difficile resistere

Questa è una di quelle sere in cui devi stare lontano dallo smartphone. Avete presente? Sì, che avete presente…

È in occasioni come queste che ti rendi conto della potenza della tecnologia, di quanto possa fare male. O bene. Ma in certe occasioni è meglio starne alla larga.

Queste righe sono dedicate ai rimasugli di freni inibitori e alla parvenza di dignità residua, grazie di (r)esistere.

J