Ego

“Non lo dirò mai a nessuno”

E ora tutti sanno

“Non ti farei mai una cosa simile”

E invece l’hai fatta

“Non temere, non succederà”

E poi è successo

“Non giudicherò, promesso”

E il giudizio è arrivato

“Non ti farei mai del male”

E ci si ritrova a leccarsi l’anima

.

Siamo spine che pungono

Cocci di vetro taglienti

Lame affilate di rasoio

Inermi e fini a noi stessi

Fin quando smuove la quiete

Ed il caos ha inizio:

Entropia di pensieri

Orgia di corpi

Ego cannibali

Di una fame insaziabile

J

Nuovi inizi

Trovo sempre faticoso iniziare una nuova storia, il distacco -senza dubbio- non è il mio superpotere.
Quando una situazione mi si cuce addosso sono restio al cambiamento ma, questa è legge universale, tutto finisce. Bisogna quindi adattarsi alla nuova realtà, al cambiamento, non ci si può fermare altrimenti tutto il percorso precedente sarà stato inutile.
E quindi mi trovo qui, con te al mio fianco, pronto ad iniziare il prossimo viaggio.
Era scritto che questa notte saremmo finiti a letto insieme.

Libro nuovo, storia nuova. Si comincia.

J

Jam session

Finalmente ho trovato! Ecco cosa mi ricordi.
Mi ricordi una jam session di jazz, con tanti strumenti che sembrano andare ognuno per conto proprio, senza un filo logico e poi…

Poi alla fine si incontrano nello stesso posto, alla stessa ora e tutto diventa chiaro. Un concerto dall’inizio lento, un tempo battuto da lievi colpi del piede sul palcoscenico e poi…

Poi uno sguardo, e arriva il cambio di ritmo. Il pianoforte passa dai toni gravi a quelli acuti, come bicchieri di cristallo che si incontrano in un brindisi e poi…

Poi il contrabbasso si trasforma in un elefante ballerino, pesante e leggiadro nello stesso movimento, goffo e allegro, nel suo appoggiarsi agli altri protagonisti e poi..

Poi la tromba si mette a correre, le note che prima erano lunghe e malinconiche, ora escono sempre più veloci, sempre più veloci, tanto da far trattenere il respiro, ascoltando le urla lanciate dalla sua campana e poi…

Poi arrivano le spazzole ad accarezzare il rullante, preludio allo ‘shotgun’ preso in prestito dal blues, perché le contaminazioni per te sono fondamentali.

Ecco, mi ricordi tutto questo, non uno spartito scritto rimbalzando tra regole ferree ma un insieme di armonie libere.

J

Say It Ain’t So Joe

L’ho scoperta come parte della colonna sonora di Snowpiercer, una serie Netflix che ho appena cominciato a seguire.

Dimmi che non è così, Joe”. La canzone parla di un giocatore di baseball che accetta di truccare una partita, è il perfetto emblema della delusione: un eroe agli occhi di tante persone, che si vende al miglior offerente. Forse per necessità, forse per egoismo, ma ai suoi tifosi chi lo spiegherà? Potranno capire? Sapranno perdonare?
Chissà quante volte io stesso mi sarò venduto al miglior offerente senza nemmeno rendermene conto, chissà quante persone avrò deluso. Chissà… chissà.
Fa tutto parte del gioco, Joe? Sono queste le regole che bisogna accettare se si vuol giocare, caro Joe?

Bacco e Arianna

Cosa pensereste se vi dicessero che parole scritte da voi supereranno le insidie del tempo e arriveranno intonse cinque secoli più in là? Scommetto che a Lorenzo il Magnifico sarebbe venuta una sincope, quindi è un bene che non abbia saputo che la sua “Canzona di Bacco” è sopravvissuta a mezzo secolo di cambiamenti linguistici e lessicali, giungendo fino a noi con la stessa spinta che il suo autore le aveva impresso in origine. Anche l’aura del carpe diem è uscita fresca e immutata dal trascorrere del tempo.
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Il poeta incosciente

Un artista che ho conosciuto in età adulta, o così la definisce chi come me comincia a non vedere più di buon occhio lo scorrere del tempo, ma che ha lasciato il segno con la sua semplicità e il suo essere profondo quasi senza accorgersene. Un poeta incosciente, una trottola che ha trovato sul suo cammino un ostacolo imprevisto che l’ha fatta cadere e non si è più rialzata.

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Errori di gioventù

O meglio, tentativi di gioventù.
Quando un mixer a 8 tracce -di cui ne funzionavano al massimo la metà-, una chitarra scordata, un batterista aritmico e un cantante stonato credevano di poter spaccare il mondo. E mi sono addirittura dimenticato del bassista, tanto era fondamentale.
Il bello di quel momento era proprio vivere il sogno, che sapevamo benissimo non si sarebbe mai realizzato.

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Tutto brucia

Non chiamarmi con il mio nome

Non sopporterei di sentirne l’eco ribattere tra le pareti

E ancora no, non voglio la tua compassione

Sarebbe come offrire cibo ad un uomo assetato

Soffia il tuo vento su di un incendio

Mentre rimango a guardare la mia casa bruciare

E con lei ora volano come corvi neri

Sopra un fuoco che non scalda

Pezzi di fotografie che avevo scattato di nascosto

Rubando una copia contraffatta della tua anima

È il momento di destarsi

E tutto sarà scomparso

J

Leggendo leggendo…

…si scoprono tante cose interessanti, per esempio qualche anno fa ho colmato in piccola parte la mia ignoranza sul mondo del jazz scoprendo Bill Evans e la sua Waltz for Debby. E ho scoperto che mi piace tanto. Ma tanto eh.
Una volta mi è stato detto che “sulle cose condivise siedono gli angeli”, o qualcosa di simile, e allora perché non condividere questo stupendo pezzo?

Ah, giusto, nel caso foste curiosi, non poteva che essere Murakami il divulgatore di questo album, lo trovate in buona compagnia di altri titoli all’interno di Norwegian wood.

J

Bill Evans – Waltz for Debby

Self care

Bisogna prendersi cura di sé stessi. Nessuna scoperta eclatante, lo so, ma… quante volte lo facciamo davvero?
In realtà basta poco, basta uscire dall’ufficio e invece di rinchiudersi in casa, buttarsi al bancone del pub per una rossa ristoratrice. Oppure cambiarsi di abito, infilare le scarpe da running e farsi una sgambata al parco. Basta dedicarsi del tempo – e di quello ne abbiamo tutti, finchè dura – ma di qualità.

Ah, nel caso siate sportivi tanto quanto me e abbiate optato per la rossa rigenerante, consiglio questo come sottofondo.
Take care of yourself.

J

Aron Burton – Past, Present & Future

Tracce

Ogni volta che sentirai il mio nome

E ogni volta che sentirai quella canzone

Quando aprirai quella bottiglia di vino

Oppure quando vedrai quel libro sullo scaffale

Ogni volta che indosserai la maglietta verde

E la contaminerai con quel profumo che non ti si addice

E quando sognerai di scappare da tutto

Io sarò di nuovo lì con te

Per ricordarti che una volta è stato possibile

J

Graffi

Rimane il graffio

Di un gatto che cade dal tavolo

E cerca un appiglio a cui aggrapparsi

Riuscite ad immaginarlo?

Io sì. È successo.

C’è sempre un lato comico

Basta volerlo vedere

E mentre il felino si allontana

Miagolando lamentele

Rimango a guardare il vermiglio

Farsi rosa

Nulla che la luna di questa sera

Non possa curare

J

Darsi un tono

Parlano di sesta, a volte di settima:
è una maggiorata!” dicono alcuni, “è tonica!” dicono altri. Chissà com’è, alla fine, quelle che tengono i toni bassi attraggono l’attenzione più di altre che si credono fondamentali.
Sono minori, forse meno sostenute, ma nei momenti più fragili accompagnano alla perfezione.
Chi le conosce le mantiene sospese, ed esse si lasciano trasportare in lungo e in largo, senza porre resistenza.
Siano diminuiti o aumentati vi sia chiaro che -per causa di forza, maggiore- si parla pur sempre di note e di accordi.

J

Ineluttabile

Ecco che torna

Con tutto il suo sapore ferruginoso

Pagina di un diario calciato sotto al letto

Nell’angolo più buio e polveroso.

Stringo tra i denti parole di piombo

Mentre appronto i bastioni

E attendo l’assedio con rassegnazione

Di chi sa che finito un inverno

Dovrà prepararsi ad affrontare

Un inverno ancora più rigido.

Le stagioni passano

Le nevi si sciolgono

Le terre vengono erose

La natura continua il suo corso

Implacabile.

J