L’Ennemi

I Fiori del Male‘ di Baudelaire è un’ottima compagnia una tantum, da sfogliare con calma, quando si ha attenzione da dedicarle.
Volevo condividere con voi una piccola perla, e per i non francofoni (come moi) ho messo in calce la traduzione della mia edizione super economica…

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L’Ennemi

Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage,
Traversé çà et là par de brillants soleils;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage,
Qu’il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.

Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.

Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur?

— Ô douleur! ô douleur! Le Temps mange la vie,
Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie!

C. Baudelaire


Il Nemico

Fu la mia giovinezza una tempesta oscura,
Qua e là attraversata da brillanti soli,
Poi tuoni e piogge hanno devastato tutto
E il mio giardino ora non ha che qualche frutto rosso.

Eccomi ora nell’autunno dei pensieri,
Adopero il badile ed il rastrello
Rassodo la terra tra buche enormi,
Come tombe scavate dall’acqua del diluvio.

Forse, chissà, i nuovi fiori che sogno Troveranno nella terra lavata come un greto
Il mistico alimento che gli darà forza?

– O dolore! o dolore! La vita se la mangia il Tempo,
E l’oscuro Nemico che ci rode il cuore
Cresce e si rafforza col sangue che perdiamo!

In cerca di un riparo

Vorrei fare l’amore così

Senza preamboli

Senza senso

Senza un motivo

Senza corteggiamento

Senza parole

Senza capire

Senza chiedersi

Senza pensare

Senza freni

Accendermi in uno sguardo d’intesa

Nella sua nudità sensuale

Velata di solo istinto

E in quello stesso sguardo

Raccogliermi al riparo

J

Processi

Vorrei poggiare la guancia al tuo ventre

E rimanere in silenzio

Ad ascoltare il respiro del mondo

Chiudendo gli occhi per un secondo

Al riparo di un sogno d’assenzio

Che sembra avermi cullato da sempre

Il passato ritorna e pretende

Attenzioni e rivendica il regno

Il suo assegno di mantenimento

Non presto più cure a quel tempo

(Come pena ad un essere indegno)

Che – in adinato – al tempo si arrende

J

Malkavian

Quando buio e chiarore si confondono

Sento la necessità farsi piacere e viceversa

Ascoltare parole che lente cadono come miele dal cucchiaio

Guardare i prati riposare sotto la loro coperta nebulosa

Restare al riparo da ciò che assorbe energie con immotivata avidità

Prendere strade meno battute per evitare il traffico

Leggere di luoghi e personaggi fuori dal tempo

Sognare ad occhi aperti

Ridere di cuore

Innamorarmi

Andarmene

Lontano

J

Just so

Hanno studiato e scoperto ormai quasi tutti i misteri e le leggi che fanno del corpo umano una macchina quasi perfetta, mancano però all’appello alcune zone d’ombra.

La maggior parte di esse riguardano la nostra psiche e il modo in cui il cervello funziona, ma soprattutto manca ancora la risposta al quesito atavico del perché ci si svegli al mattino con ‘quel motivetto in testa, che fa così…’

Ci sono libri che non hanno bisogno di titolo

Ritorna, con ritmo regolare

Una voce leggera

Quasi un sussurro

In punta di piedi

Anacronistico ricordo

Si insinua senza muovere aria

E senza eco bisbiglia

Racconta la sua storia

È sorriso

Oppure malinconia

Gioco di mille forme

Che infonde calore

Suono di flauto traverso

Perfettamente accordato

O così, almeno,

Mi piace immaginarla.

J

La statua di Re Carlo IV (IV)

La statua di Re Carlo IV – parte Iparte IIparte III

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Ad onor del vero non solo i “Pražské služby” (i servizi praghesi) si presero cura di me. All’inizio della primavera successiva al misfatto, feci anche la conoscenza di un gabbiano, sì, avete letto bene. Un «gabbiano di fiume, orgoglioso di esserlo. Ho dei cugini di mare a Trieste, ma non andiamo molto d’accordo».

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La statua di Re Carlo IV (III)

La statua di Re Carlo IV – parte Iparte II

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Non capii immediatamente, cercai in tutti i modi di svegliarmi da quell’incubo tremendo e mi ci vollero giorni prima che riuscissi a razionalizzare questa situazione, (e poi, dico, è mai possibile razionalizzare un fatto come questo?) ad accettare che era successo davvero. Ero diventato la statua che con tanta fatica avevo cercato di essere per così tanto tempo, mi ero perfezionato a tal punto che finalmente ce l’avevo fatta. Mai traguardo fu più amaro.
“Be careful what you wish for, ‘cause it may come true”. Attento a ciò che desideri, perché potrebbe realizzarsi.

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La statua di Re Carlo IV (II)

La statua di Re Carlo IV – parte I

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Il giorno seguente mi muovevo già come un veterano della zona, prima di iniziare la mia esibizione salutai gli altri artisti e il sassofonista spagnolo. Gli chiesi se conoscesse Careless whisper di George Michael, pochi minuti dopo fui felice di sentirne l’assolo provenire dal suo sax. Nei mesi seguenti venne a crearsi qualcosa di simile a una amicizia tra di noi, a volte cenavamo insieme e in occasione dei festeggiamenti del patrono di Praga, San Venceslao, organizzammo addirittura una jam session con altri musicisti di strada e una statua di Re Carlo IV canterina. Fu la cosa più simile ad un musical che feci in vita mia.

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(N’o) – Cupidigia

Senza fame e sete rimane, l’anima che usa cupidigia nei sentimenti. Nasce bieca e persevera nell’errare perenne, mi desta nausea.
E senza fame e sete, quanta strada riuscirà a macinare la creatura umana?
Che resterebbe della sua sacralità?
Quale rimestar di altri istinti, riuscirà ad agitare la sua quiete?

La vita è la recita di un dissacrante mantra, ed è alla stessa maniera lecita la ricerca sapiente del far pendere la bilancia da nessuna parte.
Fantasia fervida la desidererebbe equilibrata, la vita, distante dagli estremi nella stessa misura, ben salda.
Sull’altra riva, invece, la realtà cinica disprezza e sdegna le catene di schiavitù dettate da limiti zelanti, dacché la reputa pura pazzia, al pari delle gesta di un kamikaze.

Senza fame e sete rimane, l’anima che usa cupidigia nei sentimenti. E infelice resta, nel saper irraggiungibile il ravvedersi.

J

Tutto tace

Questa mattina Elettasenso ha lanciato una piccola sfida – qui trovate il post originale – che vi invito a cogliere. Si tratta di scrivere un tautogramma, una frase o composizione che al suo interno contenga tutte le parole con la stessa iniziale.
Parliamo la lingua più bella del mondo, perché non approfittarne?


Tutto tace

Tempo tesse torva trama

Tra troncanti torture traverse

Talvolta trovo taumaturgico

Trarne tenera tranquillità

Tentarvi toglie tanti tormenti

Torno temprato

J

Checklist

Ricordi ancora come si perdona?

Hai ancora voglia di sbucciarti le ginocchia a terra?

E dimmi, della voglia di stupirti è rimasta qualche briciola?

Oppure hai già mangiato tutto per paura della guerra?

Hai ancora nel cassetto quel sorriso?

Sì, proprio quello, sai di quale parlo

Quello che indossi solo per le grandi occasioni

Nasce senza pensarci, perché ti è naturale farlo

E poi i tuoi grandi occhiali scuri

Dietro cui spesso ti ripari e ti nascondi

Oggi ti prego, lasciali sul tavolo

Ché voglio leggere nei tuoi pensieri più profondi

Non serve un bel vestito, né un’acconciatura

Si può esser maghi anche senza trucco

Ora esco e vengo a prenderti

E da domani… già, domani…

Da domani sarà cambiato tutto

J

Cinema Samuele

Quest’uomo non smette mai di stupirmi.
Chi mi segue, anche distrattamente, sa già quanto grande sia la mia ammirazione per il suo modo di scrivere e di comporre, Bersani riesce a fare esplorare il fondale a chi lo ascolta senza che si percepisca il peso delle zavorre e nel suo ultimo lavoro in studio Cinema Samuele dev’essere stato per nulla facile.
Che i suoi dischi siano sempre partiti da viaggi introspettivi è risaputo, questo tragitto però segue il percorso inverso e parte da una fine, si sviluppa lungo una strada tortuosa, per giungere al termine della sua lenta corsa alla vista di una meta che è lì, ad un passo, a portata di mano.

Continua a leggere “Cinema Samuele”

Hai provato con il jazz?

«Hai provato con il jazz?»
«Come, scusa?»
«Ma sì, con il jazz. Ultimamente dici di essere sempre nervoso, e io aggiungerei irascibile e scorbutico. Tieni, ascolta questa, rompipalle.»

Pochi secondi dopo, sul display del suo smartphone comparve il link ad un video. “Chet Baker – Almost blue” recitava la scritta che ne precedeva l’anteprima.

«Chet Baker? E chi sarebbe, un cowboy del far west? Percepisco la noia manifestarsi solo leggendone il nome.»
«Lo vedi? Sei scorbutico!»
«Ok, ok, dopo la ascolto. Forse.»

Grazie, tu. Chi lo avrebbe mai detto che oggi, quasi cinque anni dopo, avrei iniziato la giornata insieme a Mood Indigo di “Duke” Ellington, seguito da John Coltrane, Cab Calloway e tanti altri mostri sacri del genere.
Alcuni di loro li ho incontrati nei libri di Murakami, mai avari di citazioni e consigli di un vero esperto in materia, altri li ho scoperti per caso, cercando ‘quel motivetto che ho sentito alla tv…’. Sono le scoperte migliori.

Sì, ancora oggi la mia cura antistress è la musica jazz – meglio se accoppiata ad un ballon riempito a dovere – che in realtà ho concettualizzato come panacea un po’ per ogni male, cambiandone solo la composizione e il dosaggio. A volte basta un sax baritono per riportare le pulsazioni ad un livello accettabile e poi… quanto mi piacciono quelle parti di piano che richiamano i film in bianco e nero degli anni ’60, accompagnate dalle spazzole che graffiano come sabbia sul rullante.

Ricordo bene quando mi chiedesti “perché quando una persona è triste vuole ascoltare musica che la rende ancora più triste?
Risposi d’istinto, senza pensarci troppo: “forse perché si ha bisogno di sentire che qualcun altro è nella stessa situazione. Il potere della musica è anche questo, creare empatia”.

J

Blue note

Hai perdonato peccati mortali
Ma non riesci a pregare per me
Eppure so che una maschera c’è
È la paura che tarpa le ali
Sono ricordi diversi ed uguali
Sono le spine di oggi e di ieri
Racchiuse in sogni di occhi sinceri
Sfumati al lume di un bar di città
Ti fanno vivere solo a metà
Guardando il mondo ferma sulla soglia
Come una rosa recisa ormai spoglia
Nascondi in risa la malinconia
Lascia che sia il vento a portarti via
Leggera come se fossi una foglia

J

Va bene così

Succede di tornare a casa la sera, sprofondare nel divano, ripensare a come sono andate le cose e poi scrollare le spalle mentre mi dico: “Va bene. Va bene così.”
Perché ci sono momenti molto semplici da analizzare, in cui la vittoria consiste nel limitare i danni e non farsi male.

J

P.s.: della chitarra di questo capolavoro si è occupato un certo Sig. Dodi Battaglia.
FYI, come scrivono quelli fighi.